Mondo cane!

4 06 2009

Chi l’ha detto che l’uomo è la specie dominante?

Osservo un bambino che gioca con un cane, giù in giardino; guardo e penso a come vive quel cane, a come vivono tutti i cani di tutti i bambini: i cani dormono, mangiano, abbaiano, giocano, dormono di nuovo e poi rimangiano, riabbaiano, rigiocano e ridormono. Insomma, i cani oziano.

E se fossero loro la vera specie dominante? Una specie talmente intelligente da decidere di sfruttare una specie più stupida per il proprio sostentamento, per garantirsi una vita da mantenuti, una vita da cani…

Mi si potrebbe obiettare che esistono molti cani che fanno una pessima vita, che soffrono la fame. Beh, e dov’è la differenza con l’uomo?…

È mediamente considerato giusto essere amanti degli animali, quindi chi non può dimostrare diversamente di essere nel giusto, si prende un cane, come manifestazione della propria zoofilia.

Non importa se non ha un giardino, se vive in un monolocale o se non ha mai visto la campagna e mai la vedrà: chi vuole essere accettato come giusto e normale, si prende un cane.

Accade così che molti bambini sperimentano la gioia della natura, rappresentata da un pelosissimo e deforme discendente del lupo, giocano con lui, lo amano, e poi lo dimenticano, proprio come l’elicottero di Big-Jim, ormai superato dal catamarano di John Cena (uno di quei superpalestrati che fingono di fare a botte su di un ring, mimando uno pseudo sport chiamato Wrestling).

Ci sono poi i giovani alla moda, quella che se non hai un Carlino, non sei un tipo cool; che se poi vuoi fare l’alternativo ti fai i rasta, tiri la camicia fuori dai pantaloni e ti chiamano punkabbestia, così ti prendi un Pitbull e lo tieni legato ad una corda grezza, mentre stai seduto sui gradini di un palazzo in centro. Chi ha problemi a trovarsi una donna punta ai cuccioli; no, non parlo di pedofilia, ma mi riferisco ai cuccioli di cane, con i loro grandi occhi, testa sproporzionatamente grande, e grandi zampe: tutti superstimoli che hanno un sicuro effetto sulle donne; infatti, camminando per strada col piccolo cane, verrai sicuramente fermato da orde di femmine che sibileranno frasi tipo –Ma che bellino questo cucciolino di cagnolino!-, e prima o poi qualcuna ti chiederà il numero di telefono, perché se hai un cucciolo significa che sei un tipo dolce, con la propensione alle cure parentali.

Il cane è il migliore amico dell’uomo: ce n’è sempre uno in tinta col suo stile.

Tra tutti gli animali domestici, il cane è forse quello che ha subìto più selezione; esistono cani di ogni tipo e per ogni funzione, dalle più nobili alle più vili.

C’è quello universale, buono a tutto e buono con tutti: il Rin Tin Tin o il commissario Rex della celluloide, quello predisposto alla displasia delle anche, che da vecchio non si regge più sulle zampe e bisogna sopprimerlo.

C’è quello che molti si ostinano a chiamare Lassie, quello che torna sempre a casa, ma solo nei film, così finisce in canile e poi bisogna sopprimerlo.

C’è quello che, secondo una leggenda metropolitana, impazzisce invecchiando, perché ha il cervello che cresce più del cranio, così deve essere soppresso.

Poi ci sono i cani cattivi, quelli creati per combattere: ottanta chili di muscoli che ogni tanto si mangiano un bambino in qualche parco; soppressi anche loro.

Ma non vanno dimenticate tutte le razze create per vezzo, quelle che rispondono a criteri puramente estetici, spesso brutti e deformi se paragonati al lontano parente selvatico: piccoli e senza pelo; piccoli e col pelo lunghissimo, che bisogna raccoglierlo in ciuffetti perché sennò nemmeno ci vedono; piccoli che puoi metterteli in tasca; col muso a punta; col muso schiacciato e che sbavano; col muso super schiacciato, ma così schiacciato che più che respirare rantolano; e tanti altri che, non presentando particolari problemi, non verranno soppressi, ma la cui carenza d’ingegno guiderà in mezzo ad una strada, diventando uno dei tanti manifesti alla stupidità dell’uomo, spiaccicati sull’asfalto.

Dimmi che cane hai e ti dirò chi sei.

Se non sai come colmare la carenza di affetto cronica, tipica delle grandi comunità umane, ti prendi un cane.

Se tuo figlio strilla perché vuole giocare con qualcuno, ti prendi un cane.

E se non hai un figlio, ma tua moglie ne vuole uno…ti prendi un cane.

Il cane è il migliore amico dell’uomo: gli risolve un sacco di problemi.

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Considerazioni primaverili miste sulla socialità dei Primati bastardi incivili, in brodo di perdita di tempo.

18 03 2009

Rallento, freno, mi fermo.

Lunga coda di mezzi sulla strada.

Attesa di qualche minuto, fino alla conclusione che l’attesa sarà lunga. Spengo il motore.

Incidente. Capita.

Canto di sirena alle mie spalle, e passa la Municipale. Incidente con guai.

Silenzio.

Ancora canto di sirena alle mie spalle: ambulanza. Incidente con ferito.

Silenzio.

Lunga coda di mezzi; i rotti sono a terra; gli interi sono sui mezzi.

Dietro di me due camionisti scesi sulla strada, si scambiano parole amichevoli.

Più avanti stessa scena.

La consapevolezza che l’attesa sarà lunga, ha stimolato il popolo della strada a dedicarsi una pausa aggregante.

La consapevolezza che l’incidente è grave, ha stimolato il neurone “rialtivì”, e tutti cercano morbosamente di scorgere qualcosa del sinistro. Ma forse non è mancino.

Davanti a me il pulmino dei disabili fa inversione e si dilegua per altre vie. Agilità da disabile.

Io aspetto.

Lo so che sto perdendo tempo, che potrei girarmi anch’io e cambiare strada, ma questo sconosciuto silenzio che galleggia sulla strada, mi affascina. Gli occhi vedono le rughe dell’asfalto, anche quelle piccole, l’erba di marzo oltre la linea bianca che dondola ad un vento che, per una volta, non è la scia turbolenta di una macchina; un fazzoletto usato, un pacchetto di Camel accartocciato, carta di caramelle, pacchetto di sigarette, ancora pacchetto di sigarette, lattina schiacciata… Ad occhio e croce direi che i rifiuti da tabagismo prevalgono sul campo. Vittoria per loro.

Tra un pensiero e l’altro mi viene voglia di sdraiarmi proprio lì, sulla strada, al sole, nel vento di primavera, in un posto dove normalmente non mi fermerei nemmeno a pisciare.

Un ultimo sguardo al piacevole salottino che si è creato a bordo strada, tra camionisti panciuti ed in ciabatte e personaggi che solitamente s’attaccano al clacson strillando cose che hanno un ché di religioso e trascendentale.

Ecco come un incidente con feriti, trasforma una mandria di Primati rabbiosi in un dolce capannello modello “tèdellecinque”. Aaah, l’evoluzione…

Appallottolo questa mielosa cartolina che mi si para davanti agli occhi, e la butto tra l’erbetta fresca; giro la macchina e, dando fondo all’acceleratore, riparto verso nuove strade battute dai soliti bastardi incivili.

Il dolore dei singoli genera la serenità delle masse.

Ma se Gesù bambino l’avesse saputo, si sarebbe fatto divorare dal bue e l’asinello…

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La more

25 02 2009

Stringimi la mano. Fammi sentire il tuo calore.

Ti do fuoco?

Abbracciami, non lasciarmi mai. Stringimi. Accarezzami i capelli e uniamo i nostri cuori.

Operazione chirurgica?

Sento le nostre anime che danzano .

Che?!?

Sento il cuore che galoppa. Ringrazio il destino per averci fatto incontrare.

Chi?!?

Resterei tutta la vita a guardarti. Mi perdo nei tuoi occhi.

Dove?!?

Non posso vivere senza di te.

E per forza, sei al ventesimo piano a penzoloni nel vuoto, aggrappata alla mia mano. (Vedi anche la voce “Stringimi la mano”)

Quello che sento è incredibile. Certe cose non si possono spiegare.

Seee…e per tutto il resto c’è Mastercard…

Non essere insensibile, io ti amo.

Anch’io mi amo…

Parla piano; potrebbe spegnersi la magia.

Batteria scarica?

Non ti lascerò mai.

Scommettiamo?

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Obiettivi

18 02 2009

Figliolo, cos’hai intenzione di fare della tua vita?

Non lo so.

Ma un obiettivo bisogna averlo…

Ma come, non basta vivere?

No, devi raggiungere degli obiettivi.

Quali obiettivi?

Devi farti una vita come tutti gli altri.

Cioè devo mettermi le dita nel naso mentre faccio la fila al semaforo? Devo passare otto ore al giorno a maledire un lavoro che odio, ma che mi dà i soldi da spendere alla Mediauorld? Devo sposarmi perché “la famiglia è importante”? Devo dormire di notte e stare sveglio di giorno? Devo guardare la tivù dopo cena? Devo comprare i mobili all’Ichea? Devo cercare consensi parlando male del governo, della guerra in MediOriente, degli stipendi bassi, del calcio? Devo mettere i calzini di colori uguali? Devo ignorare tutti i passanti e non salutarli? Devo mettere in mezzo il papa in tutti i discorsi, anche quando non c’entra nulla, tanto è tedesco? Devo guardare Sanremo? Devo ridere quando Benigni dice di non voler parlare di Berlusconi e poi fa battute su Berlusconi? Devo indignarmi perché “Luca è gay” ma ora non lo è più?

Luca è gay?

Sì mamma, ma non preoccuparti: anche lui si mette le dita nel naso al semaforo; fa un lavoro che non gli piace; vuole una famiglia; dorme di notte e sta sveglio di giorno; guarda la tivù dopo cena; compra i mobili all’Ichea; parla del governo, della guerra, della crisi, del calcio; mette calzini di colori uguali, non saluta gli sconosciuti e tira sempre in ballo il papa; guarda Sanremo e ride all’umorismo facile su Berlusconi. Si è persino indignato perché c’è uno che ha cantato una canzone sui gay.

Allora questo Luca è un po’ come tutte le altre persone.

No mamma, lui è diverso; è diverso da me; io sono diverso da te; tu sui diversa dal nostro vicino di casa che va in chiesa; lui è diverso da un musulmano; un musulmano è diverso da un giapponese buddista; lui è diverso da un africano che a sua volta è diverso da me. Vedere la diversità nelle persone non è un problema; il vero problema è non averne rispetto.

Non ci avevo mai pensato, hai ragione. Ma noi stavamo parlando degli obiettivi che devi raggiungere nella tua vita.

Mamma, ne ho appena raggiunto uno…

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“…ti aiuta a mantenere e condividere i contatti con le persone della tua vita.”

12 02 2009

Odio feisbuc… O dio feisbuc…





…come supereroi in un mondo di idiotitotali…

11 02 2009

Piove merda.

E tutti guardano al cielo con le braccia stese e la bocca aperta…

Inizia così la straordinaria avventura dell’uomo nel suo mondo immondo.

C’è un motivo se le suole delle mie scarpe rimangono incollate alla merda di cane sparsa sul marciapiede, c’è una ragione se la luce è dio, se :) è felicità, se un dito è odio, se un fiore è qualcosa se è rosso, ma è qualcos’altro se è giallo, se le occasioni sono i saldi, se a natale bisogna fare i regali, se la notte è fatta per dormire, se io sono io ma posso essere anche Lei, se il pensiero è quello che conta ma contare è il massimo del pensare.

Stupefacente è il mondo immondo dell’uomo; stupefacente ma legale.

Faccio una domanda, senza cercare risposta; la folla mi guarda, esita, e poi riprende a camminare, sicura che quella risposta non è poi tanto importante; sicura che l’importante è non farsi domande; perché non a tutto c’è una risposta; perché l’esistenza di una risposta potrebbe giustificare l’esistenza di una domanda; perché le risposte stanno appese ad un melo con tanto di cartello di “DIVIETO DI DOMANDA”, che poi il capo s’arrabbia e ci butta fuori dalla classe, giù dal preside, a partorire domande con dolore per il resto della nostra umana vita mortale.

Eppure mi sembrava d’aver sentito dire che domandare è lecito, e che rispondere è cortesia…

Mi sa che qui molti vivono nell’illecito, e che qualcuno è molto scortese.

Chiedo venia; ma non pretendo risposta.

Il sole risplende accecante, incollando ombre sotto i piedi, di quelle che non si staccano, nemmeno se corri veloce. Tanto dove vuoi andare così di fretta? A morire?

Che lusso la morte; è come una grande berlina tedesca, nera lucida, con gli interni in pelle, il navigatore che ti spiega la strada per l’inferno, aggirando il problema dei lavori in corso ed i problemi in corso di lavorazione; la morte è un lusso che si paga a piccole rate per qualcosa tipo diciassette anni, fino a quando qualcuno decide che è il momento della maxirata finale. Ma non sperarci troppo, perché ci sarà sempre qualcuno che cercherà di trattenerti per godersi gli interessi…

L’aspettativa della morte è una lunga attesa di una noia mortale. Muoio dalla voglia di morire…

Invidio i tempi in cui bastava che s’aprisse il cielo per vederci la risposta ad ogni domanda, perché oggi, quando il cielo si apre, piovono bombe.

Una volta la X indicava il punto in cui scavare per trovare il tesoro; oggi invece, la X è il punto in cui lanciare le suddette bombe, di quelle intelligenti, di quelle talmente intelligenti che riescono a leggere persino le X; ma solo quelle.

Attendo un futuro in cui il raziocinante ordigno riuscirà a leggere il mio labiale: “Voglio parlare col mio avvocato”. Sfortunatamente viviamo nel presente, e in questa frase non ci sono X…

L’isola del tesoro si è meritata la X perché non ha diritto ad avere armi di distruzione di massa. Il diritto di distruggere le masse è riservato a pochi, e si conquista mettendo le X sulle isole degli altri.

«Cara, non chiamarmi “tesoro”, altrimenti mi distruggono la massa…»

Scorro le notizie del giorno: i soliti fatti quotidiani. Ogni giorno ci sono un sacco di fatti, quasi non si riesce a stare dietro a tutti ‘sti fatti: fatti esteri, fatti nazionali, fatti politici, fatti religiosi; con tutti questi fatti sembra di stare in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Infatti i dipendenti vanno recuperati, riciclati: raccolta differenziata di fatti. Prendi un fatto, recuperalo, riciclalo e rimandalo alla società, ma solo con ricevuta di ritorno, così ti torna indietro, da buon dipendente; e quando non lo vuoi più, puoi sempre metterlo in mobilità, cioè lo metti su un gommone e lo mandi a quel paese.

I fatti sono importanti: fanno parlare la gente. Ma poi qualcuno ci prende gusto e inizia a pensare. Pensare ai fatti è pericoloso, perché ci si potrebbe accorgere che è solo fumo; che poi il fumo è illegale, e qualcuno se ne esce con la conclusione che l’erba del vicino è più verde; ma intanto lui l’erba ce l’ha, e non gli va tutto in fumo come vogliono farci credere.

Forse l’erba, il fumo, i fatti, non sono poi tanto pericolosi; forse il problema vero è il pensiero che ci sta dietro, ovvero la sua totale assenza.

Scorro i fatti del giorno, e se ci penso, sento l’eco: pensieri che rimbalzano nel vuoto, nel nulla cerebrale spruzzato come melassa ad innaffiare la mente pigra divagante sul divano, che comodamente mente, cullata da grandi fratelli e da amici, nella ficscion quotidiana, in cui ognuno recita la propria parte da idiota, ed in cui il semplice pensare promuove ad entità soprannaturale tipo eroe dallo svolazzante mantello.

Superman sapeva fare due più due in un mondo che nemmeno provava a contare…

Piove merda.

E tutti guardano al cielo con le braccia stese e la bocca aperta…

Ma se solo ci pensiamo ed apriamo l’ombrello, siamo come supereroi in un mondo di idiotitotali.

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