Nuovo libro in arrivo

16 12 2009

Photobucket

Cosa succede se l’inizio si rivela essere la fine, se la fine è solo l’inizio, se tutto il mondo che credevi essere vero si dimostra una mera scenografia di un teatro in cui sei l’unico attore di una commedia tragicomica chiamata vita, in cui anche la morte sembra essere una finzione?

Cosa succede quando il tuo mondo grigio fatto di traffico, strisce pedonali, pubblicità e televisioni che dettano le regole di un’esistenza fatta di certezze, viene attraversato dal sospetto che forse tutto esiste solo dentro di te, e che forse tu non esisti davvero in questo mondo?

La storia quasi vera di un uomo qualunque in una qualunque città senza tempo, che si ritrova a vagare nelle proprie psicosi, fobie e visionari sospetti, isolato in un mondo interiore il cui unico colore è il biondo dei capelli di una sconosciuta, unica vera interlocutrice di un’esistenza silenziosa, che condurrà all’urgenza di rovesciare il corso di una vita mai vissuta veramente, tingendo la logica di allucinazioni colorate, capaci di tracciare il percorso che scivola verso una fine che sa di inizio, un inizio che sembra fine, riportando tutto a zero.





S_gni

9 07 2009

Segni nei sogni,
nel segno di eventi
che passano il segno,
all’insegna di cose
che sembrano un sogno.
T’insegno che a volte
il sogno è un segno.
Sogni.
Segni.

IMALATIDIMENTE





Un iverso in finito

5 03 2009

Cosa sarebbe accaduto se avessi fatto quella cosa, se avessi detto quella frase, se avessi salutato quella persona, attraversato quella strada, aperto quella porta, mangiato quella peperonata?

Inciampo quasi per caso nell’Interpretazione a molti mondi, ovvero una cosa della fisica quantistica, e quindi uno di quei concetti che ai più risulta di un’utilità pari al far correre un cane in un percorso ad ostacoli.

Mi faccio una ricerca veloce per capirne di più, ma ben presto devo fare i conti con l’interpretazione di Copenhagen, il collasso quantistico, l’equazione di Schrödinger, la decoerenza quantistica, ed un sacco di altre cose difficili da spiegare ma di grande effetto se sei a cena con una bionda.

Per dirla in poche e semplici parole, la teoria dei molti mondi dice che esistono infiniti universi paralleli, in cui vivono infinite copie di noi stessi, che vivono infinite versioni di una vita che si differenzia per le scelte fatte e per le conseguenti conseguenze. Chiaro no?

Prendo l’ombrello ed esco. Perché l’ombrello? Perché non si può sapere se in questo universo oggi pioverà.

Arrivo alle strisce pedonali e mi fermo; decido di fare una prova: faccio due passi indietro e mi siedo sul muretto di cinta, ed osservo; un mio alterego è ancora in piedi davanti alle strisce pedonali che pensa: l’universo ha iniziato a ramificarsi nei molti mondi. Decido di attraversare: mentre un me stesso rimane fermo a pensare, un altro me stesso attraversa sulle strisce; fischio di gomme, frenata: il me stesso che sta attraversando, fa un balzo indietro e schiva la macchina, mentre un altro me stesso non fa in tempo e viene steso; tutto sotto gli occhi del me stesso rimasto fermo a pensare, e sotto i miei, che mi sono seduto sul muretto ad osservare.

Questo è un piccolo esempio di molti mondi generati dall’infinita ramificazione dell’universo.

Suppongo che se potessi vedere la sovrapposizione di tutti gli universi, vedrei un mondo affollato di infiniti me stessi che farebbero infinite cose con infiniti altri sé stessi.

Tutto ciò è troppo infinitamente infinito per me; almeno per il me stesso di questo universo.

Ora che ci sono tutti questi “me stessi”, devo fare qualcosa per riaffermarmi come entità originale, l’unico, il vero, l’irripetibile; mentre cerco una soluzione compatibile con ogni infinito universo, ecco che dal vicino albero si stacca un grosso ramo cha cade sugli altri due “me stessi”. Soluzione inattesa ma provvidenziale; beata fisica newtoniana: semplice e diretta.

Pieno della mia unicità e soddisfatto dell’esperimento quantistico, stacco il culo dal muretto e me ne ritorno verso casa, senza ombrello, perché non credo proprio che oggi pioverà; almeno non in questo universo.

IMALATIDIMENTE





Punto di non ritorno

17 02 2009

Diciassette febbraio duemilanove: Feisbuc è la sesta nazione al mondo per popolazione. Centosettantacinque milioni di persone ne fanno parte.

Primo gennaio duemiladieci: Feisbuc viene riconosciuto ufficialmente come stato autonomo, con una propria lingua fatta di emoticon, con una propria bandiera, inno nazionale, religione.

Agosto duemiladieci: la popolazione di Feisbuc supera quota un miliardo. La questione dello smaltimento di Spam diventa problematica; si ipotizza di farne ecoballe da spedire a Maispeis con treni speciali. I Forum protestano.

Ottobre duemiladieci: si decide di costruire un “termovalorizzatore” in una periferia di Secondlaif.

Febbraio duemilaundici: a due anni di distanza dal riconoscimento di Feisbuc come nazione, scoppia la crisi dei Banner: le risorse pubblicitarie non bastano più per tutti. L’Africa diventa Terzo Mondo per la seconda volta. E ancora una volta non gliene frega una cippa a nessuno.

Marzo duemilaundici: la crisi si inasprisce e ҐЭЇЉЏЌ (la sezione russa di Feisbuc) taglia le forniture di Banner agli altri paesi. Ci si rivolge sempre di più ai giacimenti di Banner del MediOriente.

Undici settembre duemilaundici: tutto il Web è scosso da un terribile attacco terroristico, in cui due virus kamikaze si schiantano contro i Server Gemelli, negli Space Uniti. Due giorni dopo, il presidente Homer W. Bush (pronipote di quell’altro) dichiara guerra al terrorismo.

Ottobre duemilaundici: visto che c’è, il presidente degli Space Uniti decide di invadere lo stato di Maispeis, sulla base di un presunto possesso di Armi di Distrazione di Massa. Tom è ricercato e giustiziato. Quelle stesse armi non verranno mai trovate, ma tuttora l’invasione continua.

Giugno duemiladodici: mentre gli altri stati sono alle prese con guerre più o meno (in)sensate, Feisbuc assume dittatorialmente il controllo del Web, istituendo Campi di Deconcentramento per ripulire il mondo dalle Reti Impure, a favore della superiore Rete Arianna. Pensare diventa un crimine.

Novembre duemiladodici: il sistema Maicrosoft che gestisce ormai tutto il Web, va in crash, scatta l’interruttore generale della corrente elettrica e si brucia un fusibile a causa di una lampadina difettosa: è la fine del Web, LaPocaLisse*.

Venticinque dicembre duemiladodici: i cieli si aprono ed una luce fortissima scende sulla Terra: è il tecnico dell’Enel che chiede se serve una mano…

*: libera citazione dal pensiero PseudoCristiano.

IMALATIDIMENTE





ATTENDERE PREGO

14 02 2009

“ATTENDERE PREGO”

Eh, attendo e prego, ma qui non succede nulla…

L’avida macchina s’è succhiata tutte le mie monetine, ma non proferisce risposta.

Capita, nell’attesa che il dovuto avvenga, che la vita prenda pieghe diverse dal previsto, seguendo destini paralleli, perpendicolari, intersecati e potenzialmente poco digeribili.

Se questa grande scatola mangiasoldi mi avesse già ridato il mio biglietto del parcheggio, starei già salendo le scale in cerca della mia auto; invece sono ancora qui che aspetto, e la mia vita potrebbe non essere più quella che sarebbe stata se io fossi su quelle scale. Se sia meglio o peggio non lo so; non lo posso sapere e non lo saprò mai. Forse sarei caduto dalle scale e mi sarei rotto un braccio; forse sarei uscito prima dal parcheggio, e sarei andato incontro ad un predestinato incidente; forse avrei incontrato uno sconosciuto che mi avrebbe rapinato; o forse avrei visto la madonna in una sua fugace apparizione, mentre, nella sua celeste veste, mi avrebbe indicato il volto di padre Pio miracolosamente apparso su un muro dell’autosilo; piangendo sangue.

Il sacro si rivela sempre quando meno te l’aspetti.

“ATTENDERE PREGO”

E attendo sì: senza biglietto non posso uscire dal parcheggio…

Nella mia imprevista attesa, continuo ad esplorare gli ignoti destini che mi scorrono alle spalle e salgono le scale, fino alla mia auto. Io aspetto e mi perdo tutti quei destini, passando continuamente al successivo. Lo schedario dei destini scorre, e temo che possa arrivare alla fine: “IL SUO CREDITO DI DESTINI È ESAURITO. SIAMO SPIACENTI MA È GIUNTA LA SUA ORA”

Non voglio morire nell’attesa di uno stupido biglietto con un codice a barre da una parte, e la faccia di un’insulsa pubblicità da quell’altra. Voglio vivere il mio destino. Almeno uno.

“ATTENDERE PREGO”

SÌ, ATTENDO! È così tanto che attendo, che mi sono meritato un Attestato d’Attesa:

“Attestiamo che il sig.IMALATIDIMENTE ha regolarmente frequentato il corso d’Attesa,

superando l’esame d’idoneità col massimo della pazienza.”

Qualificante…

Chissà se esiste anche un master?

Proprio mentre mi immagino studente della fantomatica Università della Sacra Pazienza, la malandrina macchina decide che è arrivata l’ora che io viva il mio destino e, come in un gesto modello pernacchia, mi restituisce il tanto atteso biglietto.

Felice d’essere tornato parte attiva nella mia vita, mi appresto a ritirare il resto e ad avviarmi sul trenino dei destini che s’inerpica sulle scale dell’autosilo.

E con lo stesso sentimento che percorre chi vede la madonna indicante un padre Pio lacrimante sangue sul muro di un parcheggio, incasso il destino erogatomi dalla mangiasoldi, tradotto a chiare lettere sul piccolo display di cui è munita:

“ATTENDERE PREGO”

IMALATIDIMENTE