Nuovo libro in arrivo

16 12 2009

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Cosa succede se l’inizio si rivela essere la fine, se la fine è solo l’inizio, se tutto il mondo che credevi essere vero si dimostra una mera scenografia di un teatro in cui sei l’unico attore di una commedia tragicomica chiamata vita, in cui anche la morte sembra essere una finzione?

Cosa succede quando il tuo mondo grigio fatto di traffico, strisce pedonali, pubblicità e televisioni che dettano le regole di un’esistenza fatta di certezze, viene attraversato dal sospetto che forse tutto esiste solo dentro di te, e che forse tu non esisti davvero in questo mondo?

La storia quasi vera di un uomo qualunque in una qualunque città senza tempo, che si ritrova a vagare nelle proprie psicosi, fobie e visionari sospetti, isolato in un mondo interiore il cui unico colore è il biondo dei capelli di una sconosciuta, unica vera interlocutrice di un’esistenza silenziosa, che condurrà all’urgenza di rovesciare il corso di una vita mai vissuta veramente, tingendo la logica di allucinazioni colorate, capaci di tracciare il percorso che scivola verso una fine che sa di inizio, un inizio che sembra fine, riportando tutto a zero.





S_gni

9 07 2009

Segni nei sogni,
nel segno di eventi
che passano il segno,
all’insegna di cose
che sembrano un sogno.
T’insegno che a volte
il sogno è un segno.
Sogni.
Segni.

IMALATIDIMENTE





Mondo cane!

4 06 2009

Chi l’ha detto che l’uomo è la specie dominante?

Osservo un bambino che gioca con un cane, giù in giardino; guardo e penso a come vive quel cane, a come vivono tutti i cani di tutti i bambini: i cani dormono, mangiano, abbaiano, giocano, dormono di nuovo e poi rimangiano, riabbaiano, rigiocano e ridormono. Insomma, i cani oziano.

E se fossero loro la vera specie dominante? Una specie talmente intelligente da decidere di sfruttare una specie più stupida per il proprio sostentamento, per garantirsi una vita da mantenuti, una vita da cani…

Mi si potrebbe obiettare che esistono molti cani che fanno una pessima vita, che soffrono la fame. Beh, e dov’è la differenza con l’uomo?…

È mediamente considerato giusto essere amanti degli animali, quindi chi non può dimostrare diversamente di essere nel giusto, si prende un cane, come manifestazione della propria zoofilia.

Non importa se non ha un giardino, se vive in un monolocale o se non ha mai visto la campagna e mai la vedrà: chi vuole essere accettato come giusto e normale, si prende un cane.

Accade così che molti bambini sperimentano la gioia della natura, rappresentata da un pelosissimo e deforme discendente del lupo, giocano con lui, lo amano, e poi lo dimenticano, proprio come l’elicottero di Big-Jim, ormai superato dal catamarano di John Cena (uno di quei superpalestrati che fingono di fare a botte su di un ring, mimando uno pseudo sport chiamato Wrestling).

Ci sono poi i giovani alla moda, quella che se non hai un Carlino, non sei un tipo cool; che se poi vuoi fare l’alternativo ti fai i rasta, tiri la camicia fuori dai pantaloni e ti chiamano punkabbestia, così ti prendi un Pitbull e lo tieni legato ad una corda grezza, mentre stai seduto sui gradini di un palazzo in centro. Chi ha problemi a trovarsi una donna punta ai cuccioli; no, non parlo di pedofilia, ma mi riferisco ai cuccioli di cane, con i loro grandi occhi, testa sproporzionatamente grande, e grandi zampe: tutti superstimoli che hanno un sicuro effetto sulle donne; infatti, camminando per strada col piccolo cane, verrai sicuramente fermato da orde di femmine che sibileranno frasi tipo –Ma che bellino questo cucciolino di cagnolino!-, e prima o poi qualcuna ti chiederà il numero di telefono, perché se hai un cucciolo significa che sei un tipo dolce, con la propensione alle cure parentali.

Il cane è il migliore amico dell’uomo: ce n’è sempre uno in tinta col suo stile.

Tra tutti gli animali domestici, il cane è forse quello che ha subìto più selezione; esistono cani di ogni tipo e per ogni funzione, dalle più nobili alle più vili.

C’è quello universale, buono a tutto e buono con tutti: il Rin Tin Tin o il commissario Rex della celluloide, quello predisposto alla displasia delle anche, che da vecchio non si regge più sulle zampe e bisogna sopprimerlo.

C’è quello che molti si ostinano a chiamare Lassie, quello che torna sempre a casa, ma solo nei film, così finisce in canile e poi bisogna sopprimerlo.

C’è quello che, secondo una leggenda metropolitana, impazzisce invecchiando, perché ha il cervello che cresce più del cranio, così deve essere soppresso.

Poi ci sono i cani cattivi, quelli creati per combattere: ottanta chili di muscoli che ogni tanto si mangiano un bambino in qualche parco; soppressi anche loro.

Ma non vanno dimenticate tutte le razze create per vezzo, quelle che rispondono a criteri puramente estetici, spesso brutti e deformi se paragonati al lontano parente selvatico: piccoli e senza pelo; piccoli e col pelo lunghissimo, che bisogna raccoglierlo in ciuffetti perché sennò nemmeno ci vedono; piccoli che puoi metterteli in tasca; col muso a punta; col muso schiacciato e che sbavano; col muso super schiacciato, ma così schiacciato che più che respirare rantolano; e tanti altri che, non presentando particolari problemi, non verranno soppressi, ma la cui carenza d’ingegno guiderà in mezzo ad una strada, diventando uno dei tanti manifesti alla stupidità dell’uomo, spiaccicati sull’asfalto.

Dimmi che cane hai e ti dirò chi sei.

Se non sai come colmare la carenza di affetto cronica, tipica delle grandi comunità umane, ti prendi un cane.

Se tuo figlio strilla perché vuole giocare con qualcuno, ti prendi un cane.

E se non hai un figlio, ma tua moglie ne vuole uno…ti prendi un cane.

Il cane è il migliore amico dell’uomo: gli risolve un sacco di problemi.

IMALATIDIMENTE





Porci comodi

4 06 2009

Comfort suino a cinque stelle equivale ad una pozza di fango e merda.

IMALATIDIMENTE





Sono arrivati i primi caldi (meglio così, perché la pasta fredda mi fa schifo).

12 05 2009

Mi rilasso un attimo; solo un attimo.

Appoggio il cervello sul comodino e mi rimbocco le coperte. Fuori il freddo, dentro il caldo.

Pioggia di parole senza senso dal tetto del sogno; mi tocca mettere insieme i pezzi senza le istruzioni. Soluzione alternativa allo scrupoloso percorso regolare; comincio dalla fine e finisco all’inizio. Come al solito.

Tutto da capo.

Scrivania col portapenne; dentro le penne.

Monitor sempre acceso che dice cose; ma non capisco.

Carta, carta e ancora carta; l’era dell’informazione digitale tarda sulla tangenziale. E’ in coda.

Semaforo rosso e pedoni guardinghi sulle strisce che strisciano; meglio mantenere un basso profilo.

Asfalto caldo da estate intensa; ma è inverno. Caldo e freddo che ancora litigano sulla porta di un negozio; sarà per i saldi…

Tanti passi per la strada in direzioni varie; ed eventuali. La commissione delibera che le spese son tagliate; chiamate un’ambulanza.

La sirena canta ma va lunga; alla rotonda si gira e prosegue in retromarcia. Sarà per un’altra volta.

Il grande ciclope ha un languorino: al fast food in piazza si prende una pizza; e scatta la rissa.

Bandiera bianca per l’aperitivo, ma è solo un tovagliolo in trasferta; ancora bòtte alla botte.

Intervento di-vino…e tutti si ubriacano.

Non c’è più religione.

-Gino, ricordati che ne ordiniamo un altro po’ per domani…

IMALATIDIMENTE





Ki6

3 04 2009

-          Piacere di conoscerti. Chi sei?

-          Non sono.

-          Dove vai?

-          Non vado.

-          Cosa fai?

-          Non faccio.

-          Come faccio a conoscerti se non sei, non vai e non fai?

-          Non conoscermi.

-          Ma io voglio conoscerti.

-          Io non voglio.

-          Ma io ne ho bisogno.

-          Io no.

-          Ma io lo desidero.

-          Io no.

-          Ma io non voglio restare solo.

-          Io non sono solo.

-          E chi conosci?

-          Non conosco.

-          Dici cose strane. Io non ti credo.

-          Nemmeno io mi credo.

-          E allora menti.

-          No, io mente.

-          Come sarebbe a dire “io mente”?

-          Invece di fare domande a me, falle a te stesso.

-          Cioè io mi faccio le domande e mi rispondo?

-          No, tu ti fai le domande e io ti rispondo.

-          Ok.

Piacere di conoscermi. Chi sono?…

IMALATIDIMENTE





Considerazioni primaverili miste sulla socialità dei Primati bastardi incivili, in brodo di perdita di tempo.

18 03 2009

Rallento, freno, mi fermo.

Lunga coda di mezzi sulla strada.

Attesa di qualche minuto, fino alla conclusione che l’attesa sarà lunga. Spengo il motore.

Incidente. Capita.

Canto di sirena alle mie spalle, e passa la Municipale. Incidente con guai.

Silenzio.

Ancora canto di sirena alle mie spalle: ambulanza. Incidente con ferito.

Silenzio.

Lunga coda di mezzi; i rotti sono a terra; gli interi sono sui mezzi.

Dietro di me due camionisti scesi sulla strada, si scambiano parole amichevoli.

Più avanti stessa scena.

La consapevolezza che l’attesa sarà lunga, ha stimolato il popolo della strada a dedicarsi una pausa aggregante.

La consapevolezza che l’incidente è grave, ha stimolato il neurone “rialtivì”, e tutti cercano morbosamente di scorgere qualcosa del sinistro. Ma forse non è mancino.

Davanti a me il pulmino dei disabili fa inversione e si dilegua per altre vie. Agilità da disabile.

Io aspetto.

Lo so che sto perdendo tempo, che potrei girarmi anch’io e cambiare strada, ma questo sconosciuto silenzio che galleggia sulla strada, mi affascina. Gli occhi vedono le rughe dell’asfalto, anche quelle piccole, l’erba di marzo oltre la linea bianca che dondola ad un vento che, per una volta, non è la scia turbolenta di una macchina; un fazzoletto usato, un pacchetto di Camel accartocciato, carta di caramelle, pacchetto di sigarette, ancora pacchetto di sigarette, lattina schiacciata… Ad occhio e croce direi che i rifiuti da tabagismo prevalgono sul campo. Vittoria per loro.

Tra un pensiero e l’altro mi viene voglia di sdraiarmi proprio lì, sulla strada, al sole, nel vento di primavera, in un posto dove normalmente non mi fermerei nemmeno a pisciare.

Un ultimo sguardo al piacevole salottino che si è creato a bordo strada, tra camionisti panciuti ed in ciabatte e personaggi che solitamente s’attaccano al clacson strillando cose che hanno un ché di religioso e trascendentale.

Ecco come un incidente con feriti, trasforma una mandria di Primati rabbiosi in un dolce capannello modello “tèdellecinque”. Aaah, l’evoluzione…

Appallottolo questa mielosa cartolina che mi si para davanti agli occhi, e la butto tra l’erbetta fresca; giro la macchina e, dando fondo all’acceleratore, riparto verso nuove strade battute dai soliti bastardi incivili.

Il dolore dei singoli genera la serenità delle masse.

Ma se Gesù bambino l’avesse saputo, si sarebbe fatto divorare dal bue e l’asinello…

IMALATIDIMENTE





Un iverso in finito

5 03 2009

Cosa sarebbe accaduto se avessi fatto quella cosa, se avessi detto quella frase, se avessi salutato quella persona, attraversato quella strada, aperto quella porta, mangiato quella peperonata?

Inciampo quasi per caso nell’Interpretazione a molti mondi, ovvero una cosa della fisica quantistica, e quindi uno di quei concetti che ai più risulta di un’utilità pari al far correre un cane in un percorso ad ostacoli.

Mi faccio una ricerca veloce per capirne di più, ma ben presto devo fare i conti con l’interpretazione di Copenhagen, il collasso quantistico, l’equazione di Schrödinger, la decoerenza quantistica, ed un sacco di altre cose difficili da spiegare ma di grande effetto se sei a cena con una bionda.

Per dirla in poche e semplici parole, la teoria dei molti mondi dice che esistono infiniti universi paralleli, in cui vivono infinite copie di noi stessi, che vivono infinite versioni di una vita che si differenzia per le scelte fatte e per le conseguenti conseguenze. Chiaro no?

Prendo l’ombrello ed esco. Perché l’ombrello? Perché non si può sapere se in questo universo oggi pioverà.

Arrivo alle strisce pedonali e mi fermo; decido di fare una prova: faccio due passi indietro e mi siedo sul muretto di cinta, ed osservo; un mio alterego è ancora in piedi davanti alle strisce pedonali che pensa: l’universo ha iniziato a ramificarsi nei molti mondi. Decido di attraversare: mentre un me stesso rimane fermo a pensare, un altro me stesso attraversa sulle strisce; fischio di gomme, frenata: il me stesso che sta attraversando, fa un balzo indietro e schiva la macchina, mentre un altro me stesso non fa in tempo e viene steso; tutto sotto gli occhi del me stesso rimasto fermo a pensare, e sotto i miei, che mi sono seduto sul muretto ad osservare.

Questo è un piccolo esempio di molti mondi generati dall’infinita ramificazione dell’universo.

Suppongo che se potessi vedere la sovrapposizione di tutti gli universi, vedrei un mondo affollato di infiniti me stessi che farebbero infinite cose con infiniti altri sé stessi.

Tutto ciò è troppo infinitamente infinito per me; almeno per il me stesso di questo universo.

Ora che ci sono tutti questi “me stessi”, devo fare qualcosa per riaffermarmi come entità originale, l’unico, il vero, l’irripetibile; mentre cerco una soluzione compatibile con ogni infinito universo, ecco che dal vicino albero si stacca un grosso ramo cha cade sugli altri due “me stessi”. Soluzione inattesa ma provvidenziale; beata fisica newtoniana: semplice e diretta.

Pieno della mia unicità e soddisfatto dell’esperimento quantistico, stacco il culo dal muretto e me ne ritorno verso casa, senza ombrello, perché non credo proprio che oggi pioverà; almeno non in questo universo.

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Breve considerazione sulla necessità di fare la spesa con la carta di credito; ovvero mondomoderno.

25 02 2009

Fuori c’è il sole.

Dentro no. Accendo la luce.

Cassonetti appiccicosi. Traffico. Cartelloni pubblicitari. Pedoni indifferenti nell’indifferenza dei pedoni. E sole. Ma freddo. Di febbraio. L’occhio forza una finestra; è violazione di proprietà privata se guardo in una casa dalla finestra? È violazione della privacy? È una violazione?

Salotto con tivù. Nella tivù qualcosa tipo il Grande Fratello. Sul divano la piccola sorella. Lei lo guarda. È una violazione?

Sul tetto c’è l’antenna e sull’antenna c’è un piccione e sul piccione…sul piccione non c’è niente. Il Grande Fratello arriva alla piccola sorella attraverso un piccione…

Che mondo di merda; c’è così tanta roba di cui lamentarsi che non ci si può più nemmeno lamentare. Questa è una violazione.

Al supermercato compro le merendine; quando hanno smesso di mettere le sorprese nelle merendine? La mia generazione è cresciuta con le sorprese delle merendine… E si vede.

Sulla parete di un grande palazzo c’è una grande pubblicità; non mi sono mai piaciute molto le pubblicità, quindi giro pagina e passo al palazzo successivo. Erano più comodi i giornali di carta.

Semaforo rosso. Macchina bianca, macchina blu, taxi, furgone bianco, scooter, taxi, scooter, scooter, taxi dietro lo scooter, macchina rossa, scooter, taxi sullo scooter. Ambulanza.

Dove andremo a finire? Pronto? Pron…mi senti? Ho detto: dove andremo a finire? Pronto? Pronto?!…

Batteria scarica. Ho finito il credito. Ti mando un messaggino. No, fammi uno squillo. Ti mando un fax. Un fax?! No, mandami una mail. Ti chiedo l’amicizia su Feisbuc. Su che?! Ok, ti mando un messaggino. Sì, ma prima fammi uno squillo. Come hai detto che ti chiami?…

Il sole cala. Il piccione è sempre sull’antenna. Il Grande Fratello è ancora in tivù. Le sorprese non sono più nelle merendine. Le pubblicità sono sui muri e gli scooter sono all’ospedale. E non ci si può lamentare di nulla, perché c’è un sacco di roba di cui lamentarsi.

Spengo la luce.

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Gamberetti&Salmone

23 02 2009

Notte.

Silenzio condominiale, come da regolamento.

Strade deserte; o quasi: le solite gomme che fischiano, il solito stereo a palla (forma scomoda e poco funzionale per uno stereo).

Lampioni che piovono luce sugli incroci.

Incroci che piovono morti sui giornali.

Giornali che piovono pubblicità sui pendolari assonnati.

Pubblicità che piove come merda da sotto la coda di una vacca al pascolo. Tutta roba sana. Però fa schifo.

Dio ha il gusto dell’orrido; basta guardare certe facce alla mattina. (E poi dicono che siamo fatti a sua immagine e somiglianza…)

Fortuna che a dio non ci credo. Per ritorsione lui non crede a me. Ed io che lo so, ho smesso di dirgli che sarò buono. E lui ha capito che io non credo più in lui. Per ritorsione nemmeno lui crede più in sé; però si dichiara “agnostico”, che fa figo al giorno d’oggi. Anche se in pochi sanno cosa significa.

Dio gioca a carte; o a dadi; non ricordo. Comunque dio si svaga. Ed io per protesta m’annoio.

Devo provare con lo sgrassatore; non saprei come togliere altrimenti il cervello dallo schermo della tivù; ci si attacca sempre quando la accendo; nel frattempo mi basta fare zapping fino a trovare un reality: efficace metodo alternativo per invogliare il cervello a farsi una passeggiata altrove. “Vieni, ti porto fuori a fare la pipì.”

Uno studio rivela la causa che spinge alcuni soggetti a contare i gradini delle scale di casa: colpa di un gene. Ormai è tutto colpa dei geni: sei lento a capire? è colpa dei geni; sei uno stronzo? è colpa dei geni; picchi tua moglie? è colpa dei suoi geni; conti i gradini di casa? è ancora colpa dei geni. Attendiamo tutti che venga tolta l’immunità ai geni, così gliela faremo pagare. “Meno geni e più stupidi!” (Siamo sulla buona strada…)

-          Ciao cara. Sto scrivendo un pezzo ed ho un dubbio…

-          Dimmi.

-          Il plurale di “genio” è “geni”, giusto?

-          Sì.

-          Niente di strano tipo “genii”?

-          No, si dice “geni”.

-          Bene, allora torno alla creazione.

-          Prego.

-          Io no, ho smesso.

-          Mi sembrava il minimo, visto che tornavi alla creazione; se torni all’apocalisse mi dispero; o per lo meno mi preoccupo; di sicuro non mi annoio.

-          Beh, alla Genesi c’ho già pensato col primo libro. ora devo andare oltre.

-          Eh, infatti. Ma non troppo.

-          Andrò oltre con moderazione, altrimenti finisco nel Nuovo Testamento. Ed io ho sempre preferito il vecchio: più drammatico negli accenti.

-          Sì, quello col dio dal pessimo carattere e lo scarso senso dell’umorismo; e poca pazienza.

-          E poi difficilmente il seguito viene meglio dell’originale…La Bibbia2 non mi ha mai convinto; più o meno come Il Corvo2

*: volontariamente tratto da un notturno dialogo tra una Scimmia ed un Malato.

Ore tre&zerotre: il mio forno scalda una pizza gamberetti e salmone… Gliel’ho detto mille volte di non fare porcate coi frutti di mare, ma l’obiezione sull’inesistenza delle susine di mare crea il silenzio.

Suona il timer e mi mangio la pizza.

E buona notte ai suonatori (che gli venisse un canchero a loro ed al brutto vizio di fare chiasso alle tre di notte).

(Salva con nome – Pubblica nuovo articolo)

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