Per un fisiologico effetto tonico-adattogeno

27 12 2009

La cameriera sceglie i suoi passi come un gatto sul filo per stendere la biancheria, in bilico tra palazzi tesi verso il cielo e precipitati sull’asfalto di una città assordata dal silenzio di parole sciolte dal guinzaglio del pensiero, in continuo pericolo di caduta imminente, come la pioggia di Maggio.
La cameriera scivola tra i clienti come uno sguardo in cerca di un bersaglio, puntando la fine del percorso con inarrestabile determinazione, coi capelli agitati dal vento di un cielo che sfugge lontano, in alto, mentre lei cade in un salto, seguendo il percorso scelto dal suo sguardo che scivola tra i clienti.
E quando arriva mi regala felicità in pillole, ricordandomi che tutto ha un prezzo…

IMALATIDIMENTE





Nuovo libro in arrivo

16 12 2009

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Cosa succede se l’inizio si rivela essere la fine, se la fine è solo l’inizio, se tutto il mondo che credevi essere vero si dimostra una mera scenografia di un teatro in cui sei l’unico attore di una commedia tragicomica chiamata vita, in cui anche la morte sembra essere una finzione?

Cosa succede quando il tuo mondo grigio fatto di traffico, strisce pedonali, pubblicità e televisioni che dettano le regole di un’esistenza fatta di certezze, viene attraversato dal sospetto che forse tutto esiste solo dentro di te, e che forse tu non esisti davvero in questo mondo?

La storia quasi vera di un uomo qualunque in una qualunque città senza tempo, che si ritrova a vagare nelle proprie psicosi, fobie e visionari sospetti, isolato in un mondo interiore il cui unico colore è il biondo dei capelli di una sconosciuta, unica vera interlocutrice di un’esistenza silenziosa, che condurrà all’urgenza di rovesciare il corso di una vita mai vissuta veramente, tingendo la logica di allucinazioni colorate, capaci di tracciare il percorso che scivola verso una fine che sa di inizio, un inizio che sembra fine, riportando tutto a zero.





E giunse l’ora

10 07 2009

Una volta ho fatto la comunione.

L’unica cosa che ricordo di quel giorno è un orologio. E’ stato il mio primo orologio in assoluto, regalatomi dai genitori, scelto tra tanti, digitale perché erano gli anni ottanta, e la modernità incombeva ed attirava.

Ricordo ancora la mezz’ora passata con mia madre nel negozio di paese, proprio nella piazza centrale, con gli occhi che scivolavano lungo cinturini e quadranti, selezionando quelli che più mi piacevano. Ovviamente i più costosi erano già stati accantonati, poiché il risparmio è sempre stato un pregio ed un vanto del nostro stile di vita.

Grigio, d’acciaio, e con suoneria e cronometro…

Ha segnato il tempo di molti anni, fino a quando si è spento: niente più numeri, niente più tempo.

Ancora oggi il mio primo orologio segna il polso ma non le ore, generando sorrisi in chi mi chiede per quale motivo continuo a portarlo, buffamente inutile, ma costantemente presente, misura di un tempo che non c’è più.

IMALATIDIMENTE





News dall’”aldilà”

15 05 2009

Alla faccia di quella fetta di mondo che ancora crede che internet sia “virtuale” e divisibile dal “reale”, che questo è un mondo, ma quell’altro è tutta un’altra cosa, che qui devo essere io, ma che di là posso essere chi voglio, che se qui faccio una cazzata, di là non conta; alla faccia di chi ha bisogno di un nickname per potersi sentire libero di dire ciò che pensa, e che a computer spento torna ad essere il sé stesso “normale”; alla faccia di chi non ha ancora capito che la rete è un’estensione del mondo tastabile, che se da qui faccio una pisciata abbastanza lunga posso arrivare alla punta delle scarpe di te che stai di là…

Alla faccia di quella fetta di mondo, il sig.Finanza Guardia ha sporto denuncia contro un’incauta utente di Emmessenne, che credeva di poter fingere di essere qualcun altro; - tanto è “virtuale” -

A tal proposito, suggerisco a tutti i miei commentatori (ben accetti, ben voluti, ben harper) di non firmarsi impropriamente con nomi reali altrui, nonché nickname, indirizzi e-mail, codici fiscali e tessere della coop di altri individui. Rimane libertà totale sul contenuto dei commenti, ma la vostra liberà è proporzionale al mio potere di censura (che preferirei non esercitare); ma siete pur sempre “in casa mia”…

Profusione smodata di saluti per tutti!

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Nessuno

23 03 2009

Io ho un amico; lui è Nessuno.

Nessuno vive nel territorio di Nulla.

Nel Nulla tutti sono Nessuno, ma non è un problema; nel Nulla non c’è nessun problema.

Tutti i Nessuno di Nulla hanno un lavoro qualificato: tutti esperti di Niente.

Nel Nulla, Niente tiene occupati tutti; tutti i Nessuno.

La giornata di Nessuno comincia con una colazione veloce, molto veloce, soprattutto considerando che è fatta di Poco; nel Nulla non esistono tanti cibi: nel Nulla si mangia unicamente Poco.

Quando è ora, Nessuno va al lavoro: tutto il giorno a fare Niente.

Fare Niente è impegnativo e crea stanchezza e disagio sociale, quindi Nessuno, dopo il lavoro, si dedica al proprio passatempo preferito: la Tivù.

La Tivù è una manna per gli abitanti di Nulla: senza la Tivù, Nessuno si annoierebbe.

Vivere nel Nulla è una scelta, e Nessuno è felice.

Già il solo fatto d’essere bravo in Niente, rende Nessuno fiero di sé.

E poi c’è la Tivù…

È stato proprio grazie alla Tivù che io ho conosciuto Nessuno: me ne stavo seduto comodamente sul mio divano guardando la Tivù (perché la Tivù è ovunque, non solo nel Nulla), ed ho visto un programma che parlava del Nulla. Vedere il Nulla in Tivù, sentir parlare di Poco e di Niente, mi ha fatto venire voglia di conoscere Nessuno.

Così ho spedito una cartolina a Nessuno, ma siccome nel Nulla sono tutti Nessuno, il postino ha portato una cartolina ad ogni Nessuno del Nulla. Essì, infatti nel Nulla, esiste un solo indirizzo: via Qualunque n°0, Nulla.

Il vantaggio del Nulla, è che se conosci Nessuno allora conosci tutti; tutti i Nessuno del Nulla. Questo facilita molto la vita nel Nulla, e ne fa una comunità modello; infatti, quando succede qualcosa di grave, si può stare certi che è colpa di Nessuno, così si trova subito il colpevole, ovvero Nessuno.

Anche il fatto che Nessuno sia impiegato in Niente è un vantaggio, perché Nessuno fa Niente, quindi il problema del lavoro non esiste.

Nel Nulla non esistono i problemi che ci sono nel resto del mondo; per esempio, la fame nel Nulla è stata sconfitta con Poco; siccome nel Nulla Nessuno mangia Poco, e nel Nulla c’è abbastanza Poco per Nessuno, allora il problema della fame non esiste.

Nemmeno la guerra è un problema nel Nulla: infatti, nel Nulla, nessuno odia Nessuno, anche se Nessuno ama nessuno; in ogni caso, anche se nel Nulla scoppiasse una guerra, Nessuno sparerebbe a Nessuno, e Nessuno rimarrebbe ferito… Ma questo accadrebbe nel Nulla, quindi sarebbe un problema di Nessuno.

Insomma, vivere nel Nulla è una pacchia: si mangia Poco, ci si dedica a Niente e si è Nessuno.

Vivere nel Nulla è una scelta che Nessuno ha fatto, ed è tutto merito della Tivù.

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Considerazioni primaverili miste sulla socialità dei Primati bastardi incivili, in brodo di perdita di tempo.

18 03 2009

Rallento, freno, mi fermo.

Lunga coda di mezzi sulla strada.

Attesa di qualche minuto, fino alla conclusione che l’attesa sarà lunga. Spengo il motore.

Incidente. Capita.

Canto di sirena alle mie spalle, e passa la Municipale. Incidente con guai.

Silenzio.

Ancora canto di sirena alle mie spalle: ambulanza. Incidente con ferito.

Silenzio.

Lunga coda di mezzi; i rotti sono a terra; gli interi sono sui mezzi.

Dietro di me due camionisti scesi sulla strada, si scambiano parole amichevoli.

Più avanti stessa scena.

La consapevolezza che l’attesa sarà lunga, ha stimolato il popolo della strada a dedicarsi una pausa aggregante.

La consapevolezza che l’incidente è grave, ha stimolato il neurone “rialtivì”, e tutti cercano morbosamente di scorgere qualcosa del sinistro. Ma forse non è mancino.

Davanti a me il pulmino dei disabili fa inversione e si dilegua per altre vie. Agilità da disabile.

Io aspetto.

Lo so che sto perdendo tempo, che potrei girarmi anch’io e cambiare strada, ma questo sconosciuto silenzio che galleggia sulla strada, mi affascina. Gli occhi vedono le rughe dell’asfalto, anche quelle piccole, l’erba di marzo oltre la linea bianca che dondola ad un vento che, per una volta, non è la scia turbolenta di una macchina; un fazzoletto usato, un pacchetto di Camel accartocciato, carta di caramelle, pacchetto di sigarette, ancora pacchetto di sigarette, lattina schiacciata… Ad occhio e croce direi che i rifiuti da tabagismo prevalgono sul campo. Vittoria per loro.

Tra un pensiero e l’altro mi viene voglia di sdraiarmi proprio lì, sulla strada, al sole, nel vento di primavera, in un posto dove normalmente non mi fermerei nemmeno a pisciare.

Un ultimo sguardo al piacevole salottino che si è creato a bordo strada, tra camionisti panciuti ed in ciabatte e personaggi che solitamente s’attaccano al clacson strillando cose che hanno un ché di religioso e trascendentale.

Ecco come un incidente con feriti, trasforma una mandria di Primati rabbiosi in un dolce capannello modello “tèdellecinque”. Aaah, l’evoluzione…

Appallottolo questa mielosa cartolina che mi si para davanti agli occhi, e la butto tra l’erbetta fresca; giro la macchina e, dando fondo all’acceleratore, riparto verso nuove strade battute dai soliti bastardi incivili.

Il dolore dei singoli genera la serenità delle masse.

Ma se Gesù bambino l’avesse saputo, si sarebbe fatto divorare dal bue e l’asinello…

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Un iverso in finito

5 03 2009

Cosa sarebbe accaduto se avessi fatto quella cosa, se avessi detto quella frase, se avessi salutato quella persona, attraversato quella strada, aperto quella porta, mangiato quella peperonata?

Inciampo quasi per caso nell’Interpretazione a molti mondi, ovvero una cosa della fisica quantistica, e quindi uno di quei concetti che ai più risulta di un’utilità pari al far correre un cane in un percorso ad ostacoli.

Mi faccio una ricerca veloce per capirne di più, ma ben presto devo fare i conti con l’interpretazione di Copenhagen, il collasso quantistico, l’equazione di Schrödinger, la decoerenza quantistica, ed un sacco di altre cose difficili da spiegare ma di grande effetto se sei a cena con una bionda.

Per dirla in poche e semplici parole, la teoria dei molti mondi dice che esistono infiniti universi paralleli, in cui vivono infinite copie di noi stessi, che vivono infinite versioni di una vita che si differenzia per le scelte fatte e per le conseguenti conseguenze. Chiaro no?

Prendo l’ombrello ed esco. Perché l’ombrello? Perché non si può sapere se in questo universo oggi pioverà.

Arrivo alle strisce pedonali e mi fermo; decido di fare una prova: faccio due passi indietro e mi siedo sul muretto di cinta, ed osservo; un mio alterego è ancora in piedi davanti alle strisce pedonali che pensa: l’universo ha iniziato a ramificarsi nei molti mondi. Decido di attraversare: mentre un me stesso rimane fermo a pensare, un altro me stesso attraversa sulle strisce; fischio di gomme, frenata: il me stesso che sta attraversando, fa un balzo indietro e schiva la macchina, mentre un altro me stesso non fa in tempo e viene steso; tutto sotto gli occhi del me stesso rimasto fermo a pensare, e sotto i miei, che mi sono seduto sul muretto ad osservare.

Questo è un piccolo esempio di molti mondi generati dall’infinita ramificazione dell’universo.

Suppongo che se potessi vedere la sovrapposizione di tutti gli universi, vedrei un mondo affollato di infiniti me stessi che farebbero infinite cose con infiniti altri sé stessi.

Tutto ciò è troppo infinitamente infinito per me; almeno per il me stesso di questo universo.

Ora che ci sono tutti questi “me stessi”, devo fare qualcosa per riaffermarmi come entità originale, l’unico, il vero, l’irripetibile; mentre cerco una soluzione compatibile con ogni infinito universo, ecco che dal vicino albero si stacca un grosso ramo cha cade sugli altri due “me stessi”. Soluzione inattesa ma provvidenziale; beata fisica newtoniana: semplice e diretta.

Pieno della mia unicità e soddisfatto dell’esperimento quantistico, stacco il culo dal muretto e me ne ritorno verso casa, senza ombrello, perché non credo proprio che oggi pioverà; almeno non in questo universo.

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La more

25 02 2009

Stringimi la mano. Fammi sentire il tuo calore.

Ti do fuoco?

Abbracciami, non lasciarmi mai. Stringimi. Accarezzami i capelli e uniamo i nostri cuori.

Operazione chirurgica?

Sento le nostre anime che danzano .

Che?!?

Sento il cuore che galoppa. Ringrazio il destino per averci fatto incontrare.

Chi?!?

Resterei tutta la vita a guardarti. Mi perdo nei tuoi occhi.

Dove?!?

Non posso vivere senza di te.

E per forza, sei al ventesimo piano a penzoloni nel vuoto, aggrappata alla mia mano. (Vedi anche la voce “Stringimi la mano”)

Quello che sento è incredibile. Certe cose non si possono spiegare.

Seee…e per tutto il resto c’è Mastercard…

Non essere insensibile, io ti amo.

Anch’io mi amo…

Parla piano; potrebbe spegnersi la magia.

Batteria scarica?

Non ti lascerò mai.

Scommettiamo?

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Breve considerazione sulla necessità di fare la spesa con la carta di credito; ovvero mondomoderno.

25 02 2009

Fuori c’è il sole.

Dentro no. Accendo la luce.

Cassonetti appiccicosi. Traffico. Cartelloni pubblicitari. Pedoni indifferenti nell’indifferenza dei pedoni. E sole. Ma freddo. Di febbraio. L’occhio forza una finestra; è violazione di proprietà privata se guardo in una casa dalla finestra? È violazione della privacy? È una violazione?

Salotto con tivù. Nella tivù qualcosa tipo il Grande Fratello. Sul divano la piccola sorella. Lei lo guarda. È una violazione?

Sul tetto c’è l’antenna e sull’antenna c’è un piccione e sul piccione…sul piccione non c’è niente. Il Grande Fratello arriva alla piccola sorella attraverso un piccione…

Che mondo di merda; c’è così tanta roba di cui lamentarsi che non ci si può più nemmeno lamentare. Questa è una violazione.

Al supermercato compro le merendine; quando hanno smesso di mettere le sorprese nelle merendine? La mia generazione è cresciuta con le sorprese delle merendine… E si vede.

Sulla parete di un grande palazzo c’è una grande pubblicità; non mi sono mai piaciute molto le pubblicità, quindi giro pagina e passo al palazzo successivo. Erano più comodi i giornali di carta.

Semaforo rosso. Macchina bianca, macchina blu, taxi, furgone bianco, scooter, taxi, scooter, scooter, taxi dietro lo scooter, macchina rossa, scooter, taxi sullo scooter. Ambulanza.

Dove andremo a finire? Pronto? Pron…mi senti? Ho detto: dove andremo a finire? Pronto? Pronto?!…

Batteria scarica. Ho finito il credito. Ti mando un messaggino. No, fammi uno squillo. Ti mando un fax. Un fax?! No, mandami una mail. Ti chiedo l’amicizia su Feisbuc. Su che?! Ok, ti mando un messaggino. Sì, ma prima fammi uno squillo. Come hai detto che ti chiami?…

Il sole cala. Il piccione è sempre sull’antenna. Il Grande Fratello è ancora in tivù. Le sorprese non sono più nelle merendine. Le pubblicità sono sui muri e gli scooter sono all’ospedale. E non ci si può lamentare di nulla, perché c’è un sacco di roba di cui lamentarsi.

Spengo la luce.

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Obiettivi

18 02 2009

Figliolo, cos’hai intenzione di fare della tua vita?

Non lo so.

Ma un obiettivo bisogna averlo…

Ma come, non basta vivere?

No, devi raggiungere degli obiettivi.

Quali obiettivi?

Devi farti una vita come tutti gli altri.

Cioè devo mettermi le dita nel naso mentre faccio la fila al semaforo? Devo passare otto ore al giorno a maledire un lavoro che odio, ma che mi dà i soldi da spendere alla Mediauorld? Devo sposarmi perché “la famiglia è importante”? Devo dormire di notte e stare sveglio di giorno? Devo guardare la tivù dopo cena? Devo comprare i mobili all’Ichea? Devo cercare consensi parlando male del governo, della guerra in MediOriente, degli stipendi bassi, del calcio? Devo mettere i calzini di colori uguali? Devo ignorare tutti i passanti e non salutarli? Devo mettere in mezzo il papa in tutti i discorsi, anche quando non c’entra nulla, tanto è tedesco? Devo guardare Sanremo? Devo ridere quando Benigni dice di non voler parlare di Berlusconi e poi fa battute su Berlusconi? Devo indignarmi perché “Luca è gay” ma ora non lo è più?

Luca è gay?

Sì mamma, ma non preoccuparti: anche lui si mette le dita nel naso al semaforo; fa un lavoro che non gli piace; vuole una famiglia; dorme di notte e sta sveglio di giorno; guarda la tivù dopo cena; compra i mobili all’Ichea; parla del governo, della guerra, della crisi, del calcio; mette calzini di colori uguali, non saluta gli sconosciuti e tira sempre in ballo il papa; guarda Sanremo e ride all’umorismo facile su Berlusconi. Si è persino indignato perché c’è uno che ha cantato una canzone sui gay.

Allora questo Luca è un po’ come tutte le altre persone.

No mamma, lui è diverso; è diverso da me; io sono diverso da te; tu sui diversa dal nostro vicino di casa che va in chiesa; lui è diverso da un musulmano; un musulmano è diverso da un giapponese buddista; lui è diverso da un africano che a sua volta è diverso da me. Vedere la diversità nelle persone non è un problema; il vero problema è non averne rispetto.

Non ci avevo mai pensato, hai ragione. Ma noi stavamo parlando degli obiettivi che devi raggiungere nella tua vita.

Mamma, ne ho appena raggiunto uno…

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