“ATTENDERE PREGO”

Eh, attendo e prego, ma qui non succede nulla…

L’avida macchina s’è succhiata tutte le mie monetine, ma non proferisce risposta.

Capita, nell’attesa che il dovuto avvenga, che la vita prenda pieghe diverse dal previsto, seguendo destini paralleli, perpendicolari, intersecati e potenzialmente poco digeribili.

Se questa grande scatola mangiasoldi mi avesse già ridato il mio biglietto del parcheggio, starei già salendo le scale in cerca della mia auto; invece sono ancora qui che aspetto, e la mia vita potrebbe non essere più quella che sarebbe stata se io fossi su quelle scale. Se sia meglio o peggio non lo so; non lo posso sapere e non lo saprò mai. Forse sarei caduto dalle scale e mi sarei rotto un braccio; forse sarei uscito prima dal parcheggio, e sarei andato incontro ad un predestinato incidente; forse avrei incontrato uno sconosciuto che mi avrebbe rapinato; o forse avrei visto la madonna in una sua fugace apparizione, mentre, nella sua celeste veste, mi avrebbe indicato il volto di padre Pio miracolosamente apparso su un muro dell’autosilo; piangendo sangue.

Il sacro si rivela sempre quando meno te l’aspetti.

“ATTENDERE PREGO”

E attendo sì: senza biglietto non posso uscire dal parcheggio…

Nella mia imprevista attesa, continuo ad esplorare gli ignoti destini che mi scorrono alle spalle e salgono le scale, fino alla mia auto. Io aspetto e mi perdo tutti quei destini, passando continuamente al successivo. Lo schedario dei destini scorre, e temo che possa arrivare alla fine: “IL SUO CREDITO DI DESTINI È ESAURITO. SIAMO SPIACENTI MA È GIUNTA LA SUA ORA”

Non voglio morire nell’attesa di uno stupido biglietto con un codice a barre da una parte, e la faccia di un’insulsa pubblicità da quell’altra. Voglio vivere il mio destino. Almeno uno.

“ATTENDERE PREGO”

SÌ, ATTENDO! È così tanto che attendo, che mi sono meritato un Attestato d’Attesa:

“Attestiamo che il sig.IMALATIDIMENTE ha regolarmente frequentato il corso d’Attesa,

superando l’esame d’idoneità col massimo della pazienza.”

Qualificante…

Chissà se esiste anche un master?

Proprio mentre mi immagino studente della fantomatica Università della Sacra Pazienza, la malandrina macchina decide che è arrivata l’ora che io viva il mio destino e, come in un gesto modello pernacchia, mi restituisce il tanto atteso biglietto.

Felice d’essere tornato parte attiva nella mia vita, mi appresto a ritirare il resto e ad avviarmi sul trenino dei destini che s’inerpica sulle scale dell’autosilo.

E con lo stesso sentimento che percorre chi vede la madonna indicante un padre Pio lacrimante sangue sul muro di un parcheggio, incasso il destino erogatomi dalla mangiasoldi, tradotto a chiare lettere sul piccolo display di cui è munita:

“ATTENDERE PREGO”

IMALATIDIMENTE