Cosa sarebbe accaduto se avessi fatto quella cosa, se avessi detto quella frase, se avessi salutato quella persona, attraversato quella strada, aperto quella porta, mangiato quella peperonata?

Inciampo quasi per caso nell’Interpretazione a molti mondi, ovvero una cosa della fisica quantistica, e quindi uno di quei concetti che ai più risulta di un’utilità pari al far correre un cane in un percorso ad ostacoli.

Mi faccio una ricerca veloce per capirne di più, ma ben presto devo fare i conti con l’interpretazione di Copenhagen, il collasso quantistico, l’equazione di Schrödinger, la decoerenza quantistica, ed un sacco di altre cose difficili da spiegare ma di grande effetto se sei a cena con una bionda.

Per dirla in poche e semplici parole, la teoria dei molti mondi dice che esistono infiniti universi paralleli, in cui vivono infinite copie di noi stessi, che vivono infinite versioni di una vita che si differenzia per le scelte fatte e per le conseguenti conseguenze. Chiaro no?

Prendo l’ombrello ed esco. Perché l’ombrello? Perché non si può sapere se in questo universo oggi pioverà.

Arrivo alle strisce pedonali e mi fermo; decido di fare una prova: faccio due passi indietro e mi siedo sul muretto di cinta, ed osservo; un mio alterego è ancora in piedi davanti alle strisce pedonali che pensa: l’universo ha iniziato a ramificarsi nei molti mondi. Decido di attraversare: mentre un me stesso rimane fermo a pensare, un altro me stesso attraversa sulle strisce; fischio di gomme, frenata: il me stesso che sta attraversando, fa un balzo indietro e schiva la macchina, mentre un altro me stesso non fa in tempo e viene steso; tutto sotto gli occhi del me stesso rimasto fermo a pensare, e sotto i miei, che mi sono seduto sul muretto ad osservare.

Questo è un piccolo esempio di molti mondi generati dall’infinita ramificazione dell’universo.

Suppongo che se potessi vedere la sovrapposizione di tutti gli universi, vedrei un mondo affollato di infiniti me stessi che farebbero infinite cose con infiniti altri sé stessi.

Tutto ciò è troppo infinitamente infinito per me; almeno per il me stesso di questo universo.

Ora che ci sono tutti questi “me stessi”, devo fare qualcosa per riaffermarmi come entità originale, l’unico, il vero, l’irripetibile; mentre cerco una soluzione compatibile con ogni infinito universo, ecco che dal vicino albero si stacca un grosso ramo cha cade sugli altri due “me stessi”. Soluzione inattesa ma provvidenziale; beata fisica newtoniana: semplice e diretta.

Pieno della mia unicità e soddisfatto dell’esperimento quantistico, stacco il culo dal muretto e me ne ritorno verso casa, senza ombrello, perché non credo proprio che oggi pioverà; almeno non in questo universo.

IMALATIDIMENTE