Rallento, freno, mi fermo.

Lunga coda di mezzi sulla strada.

Attesa di qualche minuto, fino alla conclusione che l’attesa sarà lunga. Spengo il motore.

Incidente. Capita.

Canto di sirena alle mie spalle, e passa la Municipale. Incidente con guai.

Silenzio.

Ancora canto di sirena alle mie spalle: ambulanza. Incidente con ferito.

Silenzio.

Lunga coda di mezzi; i rotti sono a terra; gli interi sono sui mezzi.

Dietro di me due camionisti scesi sulla strada, si scambiano parole amichevoli.

Più avanti stessa scena.

La consapevolezza che l’attesa sarà lunga, ha stimolato il popolo della strada a dedicarsi una pausa aggregante.

La consapevolezza che l’incidente è grave, ha stimolato il neurone “rialtivì”, e tutti cercano morbosamente di scorgere qualcosa del sinistro. Ma forse non è mancino.

Davanti a me il pulmino dei disabili fa inversione e si dilegua per altre vie. Agilità da disabile.

Io aspetto.

Lo so che sto perdendo tempo, che potrei girarmi anch’io e cambiare strada, ma questo sconosciuto silenzio che galleggia sulla strada, mi affascina. Gli occhi vedono le rughe dell’asfalto, anche quelle piccole, l’erba di marzo oltre la linea bianca che dondola ad un vento che, per una volta, non è la scia turbolenta di una macchina; un fazzoletto usato, un pacchetto di Camel accartocciato, carta di caramelle, pacchetto di sigarette, ancora pacchetto di sigarette, lattina schiacciata… Ad occhio e croce direi che i rifiuti da tabagismo prevalgono sul campo. Vittoria per loro.

Tra un pensiero e l’altro mi viene voglia di sdraiarmi proprio lì, sulla strada, al sole, nel vento di primavera, in un posto dove normalmente non mi fermerei nemmeno a pisciare.

Un ultimo sguardo al piacevole salottino che si è creato a bordo strada, tra camionisti panciuti ed in ciabatte e personaggi che solitamente s’attaccano al clacson strillando cose che hanno un ché di religioso e trascendentale.

Ecco come un incidente con feriti, trasforma una mandria di Primati rabbiosi in un dolce capannello modello “tèdellecinque”. Aaah, l’evoluzione…

Appallottolo questa mielosa cartolina che mi si para davanti agli occhi, e la butto tra l’erbetta fresca; giro la macchina e, dando fondo all’acceleratore, riparto verso nuove strade battute dai soliti bastardi incivili.

Il dolore dei singoli genera la serenità delle masse.

Ma se Gesù bambino l’avesse saputo, si sarebbe fatto divorare dal bue e l’asinello…

IMALATIDIMENTE