Mi rilasso un attimo; solo un attimo.

Appoggio il cervello sul comodino e mi rimbocco le coperte. Fuori il freddo, dentro il caldo.

Pioggia di parole senza senso dal tetto del sogno; mi tocca mettere insieme i pezzi senza le istruzioni. Soluzione alternativa allo scrupoloso percorso regolare; comincio dalla fine e finisco all’inizio. Come al solito.

Tutto da capo.

Scrivania col portapenne; dentro le penne.

Monitor sempre acceso che dice cose; ma non capisco.

Carta, carta e ancora carta; l’era dell’informazione digitale tarda sulla tangenziale. E’ in coda.

Semaforo rosso e pedoni guardinghi sulle strisce che strisciano; meglio mantenere un basso profilo.

Asfalto caldo da estate intensa; ma è inverno. Caldo e freddo che ancora litigano sulla porta di un negozio; sarà per i saldi…

Tanti passi per la strada in direzioni varie; ed eventuali. La commissione delibera che le spese son tagliate; chiamate un’ambulanza.

La sirena canta ma va lunga; alla rotonda si gira e prosegue in retromarcia. Sarà per un’altra volta.

Il grande ciclope ha un languorino: al fast food in piazza si prende una pizza; e scatta la rissa.

Bandiera bianca per l’aperitivo, ma è solo un tovagliolo in trasferta; ancora bòtte alla botte.

Intervento di-vino…e tutti si ubriacano.

Non c’è più religione.

-Gino, ricordati che ne ordiniamo un altro po’ per domani…

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