Una volta ho fatto la comunione.

L’unica cosa che ricordo di quel giorno è un orologio. E’ stato il mio primo orologio in assoluto, regalatomi dai genitori, scelto tra tanti, digitale perché erano gli anni ottanta, e la modernità incombeva ed attirava.

Ricordo ancora la mezz’ora passata con mia madre nel negozio di paese, proprio nella piazza centrale, con gli occhi che scivolavano lungo cinturini e quadranti, selezionando quelli che più mi piacevano. Ovviamente i più costosi erano già stati accantonati, poiché il risparmio è sempre stato un pregio ed un vanto del nostro stile di vita.

Grigio, d’acciaio, e con suoneria e cronometro…

Ha segnato il tempo di molti anni, fino a quando si è spento: niente più numeri, niente più tempo.

Ancora oggi il mio primo orologio segna il polso ma non le ore, generando sorrisi in chi mi chiede per quale motivo continuo a portarlo, buffamente inutile, ma costantemente presente, misura di un tempo che non c’è più.

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