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Metri quadrati di libri. Intere pareti coperte da carta stampata e parole al calduccio sotto le proprie copertine. Sciami di distratte figure ciondolanti sbirciano tra i colori; qualcuno allunga persino una mano.

Codici a barre, titoli accattivanti, formati tascabili, categorie ben definite. Tutto in ordine.

“Devi considerare che la gente legge per distrarsi.”

La scuola dell’obbligo assume una nuova ed inedita dimensione di svago…

Contrariamente alla consuetudine, entro in libreria per portare un libro. Dalla considerazione ricevuta deduco che se al libraio avessi portato una merda di cavallo fumante, sarebbe stato uguale.

E poi ci si interroga sull’origine della vacuità di questo mondo…

ps: mi hanno chiesto un compromesso, ma vedo che la libreria ne è già affollata…

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Volevamo un mondo diverso

E vaglielo a spiegare al mondo dei “grandi” che noi si vive diverso perché sono altri tempi, perché non c’è più il dopoguerra con la fame e la miseria, non c’è più il boom economico che si fanno due lavori per quattro lire da mettere da parte, così poi ti compri la macchina, la casa, ti fai la famiglia, ti sistemi per la vita in attesa del riposo e la pensione, per i figli, per un mondo migliore, perché “loro non devono passare quello che ho passato io”

E vaglielo a spiegare al mondo dei “grandi” che noi viviamo in un modo diverso perché abbiamo un diverso mondo, perché la guerra c’è tutti i giorni, nelle strade, al lavoro, in tivù, sui giornali, nelle case, nella testa e nelle mani, che il boom economico s’è consumato come una candela, e adesso che tutti abbiamo studiato “per avere più possibilità”, ci ritroviamo a lavorare nei call center, a fare i camerieri, i saldatori, i maledetti disoccupatilaureati che s’accontentano di fare un dottorato all’università per quattro euro perché c’è solo quello, così ci compriamo da mangiare, le sigarette, una macchina che finiremo di pagare tra dieci anni, consumando benzina cara come l’oro, respirando aria pesante come il piombo, vivendo con un tumore che cresce dentro come un figlio, che sarà l’unica certezza che avremo, l’unica famiglia, perché i genitori divorziano, le famiglie si sfasciano, i figli piangono bevono si drogano e collassano su un lurido marciapiede di periferia, con gli psicofarmaci in tasca, con la rabbia nella testa, senza un dio che li guardi, senza un mondo da dare a figli per cui lottare, perché “loro non devono passare quello che ho passato io”

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Nuovo libro in arrivo

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Cosa succede se l’inizio si rivela essere la fine, se la fine è solo l’inizio, se tutto il mondo che credevi essere vero si dimostra una mera scenografia di un teatro in cui sei l’unico attore di una commedia tragicomica chiamata vita, in cui anche la morte sembra essere una finzione?

Cosa succede quando il tuo mondo grigio fatto di traffico, strisce pedonali, pubblicità e televisioni che dettano le regole di un’esistenza fatta di certezze, viene attraversato dal sospetto che forse tutto esiste solo dentro di te, e che forse tu non esisti davvero in questo mondo?

La storia quasi vera di un uomo qualunque in una qualunque città senza tempo, che si ritrova a vagare nelle proprie psicosi, fobie e visionari sospetti, isolato in un mondo interiore il cui unico colore è il biondo dei capelli di una sconosciuta, unica vera interlocutrice di un’esistenza silenziosa, che condurrà all’urgenza di rovesciare il corso di una vita mai vissuta veramente, tingendo la logica di allucinazioni colorate, capaci di tracciare il percorso che scivola verso una fine che sa di inizio, un inizio che sembra fine, riportando tutto a zero.

Corsia d’emergenza

Rientro di anime salve dall’estiva redenzione solare, come da copione previsto. Code di rospo in saltellanti autostrade.

Calura spiovente su tapirulan d’asfalto trasportanti accaldati villeggianti, che dal liquido riposo rincasano chiavinmano.

Colonne d’erculei trafficanti di sogni fanno rotta su mezzi rotti, interamente cotti e internamente sfatti. Internamento di matti.

Polizieschi figuri assicurano che la via sia libera; liberatoria d’assicurazione su polizza.

Condizionamento di arie per facilitare l’opera; ventilatori teatranti in sala operatoria.

Fuggi fuggi generale dalla rena al casermone; castelli di sabbia inseguono medievali viandanti agostani, fin sulla soglia, mangiando la foglia. Sazietà vegetariana di una pianta carnivora.

Nel rientro della massa, fa rumore la notizia del volume che s’abbassa. Isterismo da (tele)comando dei vigili urbani.

Ripopolamento dei Comuni, per il rientro dei privati. L’uomo torna a casa, affondando ancora lame nei malati.

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Obiettivi

Figliolo, cos’hai intenzione di fare della tua vita?

Non lo so.

Ma un obiettivo bisogna averlo…

Ma come, non basta vivere?

No, devi raggiungere degli obiettivi.

Quali obiettivi?

Devi farti una vita come tutti gli altri.

Cioè devo mettermi le dita nel naso mentre faccio la fila al semaforo? Devo passare otto ore al giorno a maledire un lavoro che odio, ma che mi dà i soldi da spendere alla Mediauorld? Devo sposarmi perché “la famiglia è importante”? Devo dormire di notte e stare sveglio di giorno? Devo guardare la tivù dopo cena? Devo comprare i mobili all’Ichea? Devo cercare consensi parlando male del governo, della guerra in MediOriente, degli stipendi bassi, del calcio? Devo mettere i calzini di colori uguali? Devo ignorare tutti i passanti e non salutarli? Devo mettere in mezzo il papa in tutti i discorsi, anche quando non c’entra nulla, tanto è tedesco? Devo guardare Sanremo? Devo ridere quando Benigni dice di non voler parlare di Berlusconi e poi fa battute su Berlusconi? Devo indignarmi perché “Luca è gay” ma ora non lo è più?

Luca è gay?

Sì mamma, ma non preoccuparti: anche lui si mette le dita nel naso al semaforo; fa un lavoro che non gli piace; vuole una famiglia; dorme di notte e sta sveglio di giorno; guarda la tivù dopo cena; compra i mobili all’Ichea; parla del governo, della guerra, della crisi, del calcio; mette calzini di colori uguali, non saluta gli sconosciuti e tira sempre in ballo il papa; guarda Sanremo e ride all’umorismo facile su Berlusconi. Si è persino indignato perché c’è uno che ha cantato una canzone sui gay.

Allora questo Luca è un po’ come tutte le altre persone.

No mamma, lui è diverso; è diverso da me; io sono diverso da te; tu sui diversa dal nostro vicino di casa che va in chiesa; lui è diverso da un musulmano; un musulmano è diverso da un giapponese buddista; lui è diverso da un africano che a sua volta è diverso da me. Vedere la diversità nelle persone non è un problema; il vero problema è non averne rispetto.

Non ci avevo mai pensato, hai ragione. Ma noi stavamo parlando degli obiettivi che devi raggiungere nella tua vita.

Mamma, ne ho appena raggiunto uno…

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