Tag Archive: felicità


Ersättning

C’è più luce del solito, non è la solita notte, niente come prima, almeno nell’apparenza, come se fosse cambiato qualcosa, davvero, ma forse è solo illusione. Sento di non essere solo, sento che il mio tempo non è più solo mio, sento, sento… No, non è la stessa cosa, io sono io, ma ora è diverso, anni passati a cercare qualcosa, ma cosa?… Un bicchiere vuoto non ha la risposta, una stanza piena nemmeno… Eppure sembrava ciò che cercavo… Ma forse sbaglio nella visione, nella lettura delle cose, che magari non cercavo quello in sé, forse il contenuto, il risultato, il succo del tutto che cola dal tempo che passa alle mie spalle, mentre scrivo, faccio, penso, non dico… Numeri su carta, carta sul tavolo, tavoli nella stanza e stanze prima troppo vuote e poi troppo piene… Difficile vivere il cambiamento… Se volto lo sguardo vedo ciò che è stato e che è, in un tempo presente, tutto insieme, come a volermi dire montagne di verità che ignoro da troppo tempo, nella mia ostentata sicura comprensione…Errore!

Continuo a non capire, ovviamente, mentre scrivo, ma il bello dell’incomprensione è la sorpresa della successiva comprensione che arriverà, riempiendo vuoti mai considerati tali.

Certezze da pagare, null’altro…

Conclusione: un nuovo mobile svedese economico non cambia la vita…

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Volevamo un mondo diverso

E vaglielo a spiegare al mondo dei “grandi” che noi si vive diverso perché sono altri tempi, perché non c’è più il dopoguerra con la fame e la miseria, non c’è più il boom economico che si fanno due lavori per quattro lire da mettere da parte, così poi ti compri la macchina, la casa, ti fai la famiglia, ti sistemi per la vita in attesa del riposo e la pensione, per i figli, per un mondo migliore, perché “loro non devono passare quello che ho passato io”

E vaglielo a spiegare al mondo dei “grandi” che noi viviamo in un modo diverso perché abbiamo un diverso mondo, perché la guerra c’è tutti i giorni, nelle strade, al lavoro, in tivù, sui giornali, nelle case, nella testa e nelle mani, che il boom economico s’è consumato come una candela, e adesso che tutti abbiamo studiato “per avere più possibilità”, ci ritroviamo a lavorare nei call center, a fare i camerieri, i saldatori, i maledetti disoccupatilaureati che s’accontentano di fare un dottorato all’università per quattro euro perché c’è solo quello, così ci compriamo da mangiare, le sigarette, una macchina che finiremo di pagare tra dieci anni, consumando benzina cara come l’oro, respirando aria pesante come il piombo, vivendo con un tumore che cresce dentro come un figlio, che sarà l’unica certezza che avremo, l’unica famiglia, perché i genitori divorziano, le famiglie si sfasciano, i figli piangono bevono si drogano e collassano su un lurido marciapiede di periferia, con gli psicofarmaci in tasca, con la rabbia nella testa, senza un dio che li guardi, senza un mondo da dare a figli per cui lottare, perché “loro non devono passare quello che ho passato io”

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La cameriera sceglie i suoi passi come un gatto sul filo per stendere la biancheria, in bilico tra palazzi tesi verso il cielo e precipitati sull’asfalto di una città assordata dal silenzio di parole sciolte dal guinzaglio del pensiero, in continuo pericolo di caduta imminente, come la pioggia di Maggio.
La cameriera scivola tra i clienti come uno sguardo in cerca di un bersaglio, puntando la fine del percorso con inarrestabile determinazione, coi capelli agitati dal vento di un cielo che sfugge lontano, in alto, mentre lei cade in un salto, seguendo il percorso scelto dal suo sguardo che scivola tra i clienti.
E quando arriva mi regala felicità in pillole, ricordandomi che tutto ha un prezzo…

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