Tag Archive: pazienza


Metri quadrati di libri. Intere pareti coperte da carta stampata e parole al calduccio sotto le proprie copertine. Sciami di distratte figure ciondolanti sbirciano tra i colori; qualcuno allunga persino una mano.

Codici a barre, titoli accattivanti, formati tascabili, categorie ben definite. Tutto in ordine.

“Devi considerare che la gente legge per distrarsi.”

La scuola dell’obbligo assume una nuova ed inedita dimensione di svago…

Contrariamente alla consuetudine, entro in libreria per portare un libro. Dalla considerazione ricevuta deduco che se al libraio avessi portato una merda di cavallo fumante, sarebbe stato uguale.

E poi ci si interroga sull’origine della vacuità di questo mondo…

ps: mi hanno chiesto un compromesso, ma vedo che la libreria ne è già affollata…

IMALATIDIMENTE

Oggi sono strano

C’era una volta, ed ora non c’è più; c’era una volta ed ora c’è una colonna; la colonna sonora di una volta che non c’è più s’è persa nel buio di una stanza mortuaria senza morto.

Chi sei tu? Chi sono io?

Intolleranza agli sconosciuti che si ripercuote per punizione più e più volte.

Dammi uno schiaffo.

No.

Tilt…

Siamo in vicolo cieco che non sa dove va.

Odio la psicanalisi; se ci riprovi rinfodero la pazienza e scrivo un nuovo finale…

ps: odio quelli che credono d’aver capito!

IMALATIDIMENTE

L’autobus è in ritardo; le cose non vanno come dovrebbero; potrei dire che va male, ma non mi lamento.
Le strisce pedonali attendono parallele il proprio turno, nel pieno diritto di alternarsi al sole.
Il semaforo manifesta silenzioso la propria autorità, ma si sottomette al canto della sirena che sfreccia ululante.
Riattacco il telefono, sospiro, ed arriva l’autobus.

IMALATIDIMENTE

Rallento, freno, mi fermo.

Lunga coda di mezzi sulla strada.

Attesa di qualche minuto, fino alla conclusione che l’attesa sarà lunga. Spengo il motore.

Incidente. Capita.

Canto di sirena alle mie spalle, e passa la Municipale. Incidente con guai.

Silenzio.

Ancora canto di sirena alle mie spalle: ambulanza. Incidente con ferito.

Silenzio.

Lunga coda di mezzi; i rotti sono a terra; gli interi sono sui mezzi.

Dietro di me due camionisti scesi sulla strada, si scambiano parole amichevoli.

Più avanti stessa scena.

La consapevolezza che l’attesa sarà lunga, ha stimolato il popolo della strada a dedicarsi una pausa aggregante.

La consapevolezza che l’incidente è grave, ha stimolato il neurone “rialtivì”, e tutti cercano morbosamente di scorgere qualcosa del sinistro. Ma forse non è mancino.

Davanti a me il pulmino dei disabili fa inversione e si dilegua per altre vie. Agilità da disabile.

Io aspetto.

Lo so che sto perdendo tempo, che potrei girarmi anch’io e cambiare strada, ma questo sconosciuto silenzio che galleggia sulla strada, mi affascina. Gli occhi vedono le rughe dell’asfalto, anche quelle piccole, l’erba di marzo oltre la linea bianca che dondola ad un vento che, per una volta, non è la scia turbolenta di una macchina; un fazzoletto usato, un pacchetto di Camel accartocciato, carta di caramelle, pacchetto di sigarette, ancora pacchetto di sigarette, lattina schiacciata… Ad occhio e croce direi che i rifiuti da tabagismo prevalgono sul campo. Vittoria per loro.

Tra un pensiero e l’altro mi viene voglia di sdraiarmi proprio lì, sulla strada, al sole, nel vento di primavera, in un posto dove normalmente non mi fermerei nemmeno a pisciare.

Un ultimo sguardo al piacevole salottino che si è creato a bordo strada, tra camionisti panciuti ed in ciabatte e personaggi che solitamente s’attaccano al clacson strillando cose che hanno un ché di religioso e trascendentale.

Ecco come un incidente con feriti, trasforma una mandria di Primati rabbiosi in un dolce capannello modello “tèdellecinque”. Aaah, l’evoluzione…

Appallottolo questa mielosa cartolina che mi si para davanti agli occhi, e la butto tra l’erbetta fresca; giro la macchina e, dando fondo all’acceleratore, riparto verso nuove strade battute dai soliti bastardi incivili.

Il dolore dei singoli genera la serenità delle masse.

Ma se Gesù bambino l’avesse saputo, si sarebbe fatto divorare dal bue e l’asinello…

IMALATIDIMENTE

ATTENDERE PREGO

“ATTENDERE PREGO”

Eh, attendo e prego, ma qui non succede nulla…

L’avida macchina s’è succhiata tutte le mie monetine, ma non proferisce risposta.

Capita, nell’attesa che il dovuto avvenga, che la vita prenda pieghe diverse dal previsto, seguendo destini paralleli, perpendicolari, intersecati e potenzialmente poco digeribili.

Se questa grande scatola mangiasoldi mi avesse già ridato il mio biglietto del parcheggio, starei già salendo le scale in cerca della mia auto; invece sono ancora qui che aspetto, e la mia vita potrebbe non essere più quella che sarebbe stata se io fossi su quelle scale. Se sia meglio o peggio non lo so; non lo posso sapere e non lo saprò mai. Forse sarei caduto dalle scale e mi sarei rotto un braccio; forse sarei uscito prima dal parcheggio, e sarei andato incontro ad un predestinato incidente; forse avrei incontrato uno sconosciuto che mi avrebbe rapinato; o forse avrei visto la madonna in una sua fugace apparizione, mentre, nella sua celeste veste, mi avrebbe indicato il volto di padre Pio miracolosamente apparso su un muro dell’autosilo; piangendo sangue.

Il sacro si rivela sempre quando meno te l’aspetti.

“ATTENDERE PREGO”

E attendo sì: senza biglietto non posso uscire dal parcheggio…

Nella mia imprevista attesa, continuo ad esplorare gli ignoti destini che mi scorrono alle spalle e salgono le scale, fino alla mia auto. Io aspetto e mi perdo tutti quei destini, passando continuamente al successivo. Lo schedario dei destini scorre, e temo che possa arrivare alla fine: “IL SUO CREDITO DI DESTINI È ESAURITO. SIAMO SPIACENTI MA È GIUNTA LA SUA ORA”

Non voglio morire nell’attesa di uno stupido biglietto con un codice a barre da una parte, e la faccia di un’insulsa pubblicità da quell’altra. Voglio vivere il mio destino. Almeno uno.

“ATTENDERE PREGO”

SÌ, ATTENDO! È così tanto che attendo, che mi sono meritato un Attestato d’Attesa:

“Attestiamo che il sig.IMALATIDIMENTE ha regolarmente frequentato il corso d’Attesa,

superando l’esame d’idoneità col massimo della pazienza.”

Qualificante…

Chissà se esiste anche un master?

Proprio mentre mi immagino studente della fantomatica Università della Sacra Pazienza, la malandrina macchina decide che è arrivata l’ora che io viva il mio destino e, come in un gesto modello pernacchia, mi restituisce il tanto atteso biglietto.

Felice d’essere tornato parte attiva nella mia vita, mi appresto a ritirare il resto e ad avviarmi sul trenino dei destini che s’inerpica sulle scale dell’autosilo.

E con lo stesso sentimento che percorre chi vede la madonna indicante un padre Pio lacrimante sangue sul muro di un parcheggio, incasso il destino erogatomi dalla mangiasoldi, tradotto a chiare lettere sul piccolo display di cui è munita:

“ATTENDERE PREGO”

IMALATIDIMENTE