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Da un altro mondo

Viviamo in un mondo complesso, fatto di cose quotidiane e particolari straordinari, zeppo di cose che sfuggono, veloce come l’acqua dello sciacquone, apparentemente immobile ed inerte come un cactus sotto il sole.
Se venissi da un altro mondo, se questo mondo ti fosse sconosciuto, se lo vedessi con occhi estranei, cosa penseresti? Cosa racconteresti al tuo ritorno? Cosa ti porteresti via e cosa cambieresti? Se la tua mente fosse un altro mondo, quanto ti sentiresti alieno?

Oggi sono strano

C’era una volta, ed ora non c’è più; c’era una volta ed ora c’è una colonna; la colonna sonora di una volta che non c’è più s’è persa nel buio di una stanza mortuaria senza morto.

Chi sei tu? Chi sono io?

Intolleranza agli sconosciuti che si ripercuote per punizione più e più volte.

Dammi uno schiaffo.

No.

Tilt…

Siamo in vicolo cieco che non sa dove va.

Odio la psicanalisi; se ci riprovi rinfodero la pazienza e scrivo un nuovo finale…

ps: odio quelli che credono d’aver capito!

IMALATIDIMENTE

Nuovo libro in arrivo

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Cosa succede se l’inizio si rivela essere la fine, se la fine è solo l’inizio, se tutto il mondo che credevi essere vero si dimostra una mera scenografia di un teatro in cui sei l’unico attore di una commedia tragicomica chiamata vita, in cui anche la morte sembra essere una finzione?

Cosa succede quando il tuo mondo grigio fatto di traffico, strisce pedonali, pubblicità e televisioni che dettano le regole di un’esistenza fatta di certezze, viene attraversato dal sospetto che forse tutto esiste solo dentro di te, e che forse tu non esisti davvero in questo mondo?

La storia quasi vera di un uomo qualunque in una qualunque città senza tempo, che si ritrova a vagare nelle proprie psicosi, fobie e visionari sospetti, isolato in un mondo interiore il cui unico colore è il biondo dei capelli di una sconosciuta, unica vera interlocutrice di un’esistenza silenziosa, che condurrà all’urgenza di rovesciare il corso di una vita mai vissuta veramente, tingendo la logica di allucinazioni colorate, capaci di tracciare il percorso che scivola verso una fine che sa di inizio, un inizio che sembra fine, riportando tutto a zero.

S_gni

Segni nei sogni,
nel segno di eventi
che passano il segno,
all’insegna di cose
che sembrano un sogno.
T’insegno che a volte
il sogno è un segno.
Sogni.
Segni.

IMALATIDIMENTE

Mondo cane!

Chi l’ha detto che l’uomo è la specie dominante?

Osservo un bambino che gioca con un cane, giù in giardino; guardo e penso a come vive quel cane, a come vivono tutti i cani di tutti i bambini: i cani dormono, mangiano, abbaiano, giocano, dormono di nuovo e poi rimangiano, riabbaiano, rigiocano e ridormono. Insomma, i cani oziano.

E se fossero loro la vera specie dominante? Una specie talmente intelligente da decidere di sfruttare una specie più stupida per il proprio sostentamento, per garantirsi una vita da mantenuti, una vita da cani…

Mi si potrebbe obiettare che esistono molti cani che fanno una pessima vita, che soffrono la fame. Beh, e dov’è la differenza con l’uomo?…

È mediamente considerato giusto essere amanti degli animali, quindi chi non può dimostrare diversamente di essere nel giusto, si prende un cane, come manifestazione della propria zoofilia.

Non importa se non ha un giardino, se vive in un monolocale o se non ha mai visto la campagna e mai la vedrà: chi vuole essere accettato come giusto e normale, si prende un cane.

Accade così che molti bambini sperimentano la gioia della natura, rappresentata da un pelosissimo e deforme discendente del lupo, giocano con lui, lo amano, e poi lo dimenticano, proprio come l’elicottero di Big-Jim, ormai superato dal catamarano di John Cena (uno di quei superpalestrati che fingono di fare a botte su di un ring, mimando uno pseudo sport chiamato Wrestling).

Ci sono poi i giovani alla moda, quella che se non hai un Carlino, non sei un tipo cool; che se poi vuoi fare l’alternativo ti fai i rasta, tiri la camicia fuori dai pantaloni e ti chiamano punkabbestia, così ti prendi un Pitbull e lo tieni legato ad una corda grezza, mentre stai seduto sui gradini di un palazzo in centro. Chi ha problemi a trovarsi una donna punta ai cuccioli; no, non parlo di pedofilia, ma mi riferisco ai cuccioli di cane, con i loro grandi occhi, testa sproporzionatamente grande, e grandi zampe: tutti superstimoli che hanno un sicuro effetto sulle donne; infatti, camminando per strada col piccolo cane, verrai sicuramente fermato da orde di femmine che sibileranno frasi tipo –Ma che bellino questo cucciolino di cagnolino!-, e prima o poi qualcuna ti chiederà il numero di telefono, perché se hai un cucciolo significa che sei un tipo dolce, con la propensione alle cure parentali.

Il cane è il migliore amico dell’uomo: ce n’è sempre uno in tinta col suo stile.

Tra tutti gli animali domestici, il cane è forse quello che ha subìto più selezione; esistono cani di ogni tipo e per ogni funzione, dalle più nobili alle più vili.

C’è quello universale, buono a tutto e buono con tutti: il Rin Tin Tin o il commissario Rex della celluloide, quello predisposto alla displasia delle anche, che da vecchio non si regge più sulle zampe e bisogna sopprimerlo.

C’è quello che molti si ostinano a chiamare Lassie, quello che torna sempre a casa, ma solo nei film, così finisce in canile e poi bisogna sopprimerlo.

C’è quello che, secondo una leggenda metropolitana, impazzisce invecchiando, perché ha il cervello che cresce più del cranio, così deve essere soppresso.

Poi ci sono i cani cattivi, quelli creati per combattere: ottanta chili di muscoli che ogni tanto si mangiano un bambino in qualche parco; soppressi anche loro.

Ma non vanno dimenticate tutte le razze create per vezzo, quelle che rispondono a criteri puramente estetici, spesso brutti e deformi se paragonati al lontano parente selvatico: piccoli e senza pelo; piccoli e col pelo lunghissimo, che bisogna raccoglierlo in ciuffetti perché sennò nemmeno ci vedono; piccoli che puoi metterteli in tasca; col muso a punta; col muso schiacciato e che sbavano; col muso super schiacciato, ma così schiacciato che più che respirare rantolano; e tanti altri che, non presentando particolari problemi, non verranno soppressi, ma la cui carenza d’ingegno guiderà in mezzo ad una strada, diventando uno dei tanti manifesti alla stupidità dell’uomo, spiaccicati sull’asfalto.

Dimmi che cane hai e ti dirò chi sei.

Se non sai come colmare la carenza di affetto cronica, tipica delle grandi comunità umane, ti prendi un cane.

Se tuo figlio strilla perché vuole giocare con qualcuno, ti prendi un cane.

E se non hai un figlio, ma tua moglie ne vuole uno…ti prendi un cane.

Il cane è il migliore amico dell’uomo: gli risolve un sacco di problemi.

IMALATIDIMENTE

Comfort suino a cinque stelle equivale ad una pozza di fango e merda.

IMALATIDIMENTE

Mi rilasso un attimo; solo un attimo.

Appoggio il cervello sul comodino e mi rimbocco le coperte. Fuori il freddo, dentro il caldo.

Pioggia di parole senza senso dal tetto del sogno; mi tocca mettere insieme i pezzi senza le istruzioni. Soluzione alternativa allo scrupoloso percorso regolare; comincio dalla fine e finisco all’inizio. Come al solito.

Tutto da capo.

Scrivania col portapenne; dentro le penne.

Monitor sempre acceso che dice cose; ma non capisco.

Carta, carta e ancora carta; l’era dell’informazione digitale tarda sulla tangenziale. E’ in coda.

Semaforo rosso e pedoni guardinghi sulle strisce che strisciano; meglio mantenere un basso profilo.

Asfalto caldo da estate intensa; ma è inverno. Caldo e freddo che ancora litigano sulla porta di un negozio; sarà per i saldi…

Tanti passi per la strada in direzioni varie; ed eventuali. La commissione delibera che le spese son tagliate; chiamate un’ambulanza.

La sirena canta ma va lunga; alla rotonda si gira e prosegue in retromarcia. Sarà per un’altra volta.

Il grande ciclope ha un languorino: al fast food in piazza si prende una pizza; e scatta la rissa.

Bandiera bianca per l’aperitivo, ma è solo un tovagliolo in trasferta; ancora bòtte alla botte.

Intervento di-vino…e tutti si ubriacano.

Non c’è più religione.

-Gino, ricordati che ne ordiniamo un altro po’ per domani…

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Ki6

–          Piacere di conoscerti. Chi sei?

–          Non sono.

–          Dove vai?

–          Non vado.

–          Cosa fai?

–          Non faccio.

–          Come faccio a conoscerti se non sei, non vai e non fai?

–          Non conoscermi.

–          Ma io voglio conoscerti.

–          Io non voglio.

–          Ma io ne ho bisogno.

–          Io no.

–          Ma io lo desidero.

–          Io no.

–          Ma io non voglio restare solo.

–          Io non sono solo.

–          E chi conosci?

–          Non conosco.

–          Dici cose strane. Io non ti credo.

–          Nemmeno io mi credo.

–          E allora menti.

–          No, io mente.

–          Come sarebbe a dire “io mente”?

–          Invece di fare domande a me, falle a te stesso.

–          Cioè io mi faccio le domande e mi rispondo?

–          No, tu ti fai le domande e io ti rispondo.

–          Ok.

Piacere di conoscermi. Chi sono?…

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Rallento, freno, mi fermo.

Lunga coda di mezzi sulla strada.

Attesa di qualche minuto, fino alla conclusione che l’attesa sarà lunga. Spengo il motore.

Incidente. Capita.

Canto di sirena alle mie spalle, e passa la Municipale. Incidente con guai.

Silenzio.

Ancora canto di sirena alle mie spalle: ambulanza. Incidente con ferito.

Silenzio.

Lunga coda di mezzi; i rotti sono a terra; gli interi sono sui mezzi.

Dietro di me due camionisti scesi sulla strada, si scambiano parole amichevoli.

Più avanti stessa scena.

La consapevolezza che l’attesa sarà lunga, ha stimolato il popolo della strada a dedicarsi una pausa aggregante.

La consapevolezza che l’incidente è grave, ha stimolato il neurone “rialtivì”, e tutti cercano morbosamente di scorgere qualcosa del sinistro. Ma forse non è mancino.

Davanti a me il pulmino dei disabili fa inversione e si dilegua per altre vie. Agilità da disabile.

Io aspetto.

Lo so che sto perdendo tempo, che potrei girarmi anch’io e cambiare strada, ma questo sconosciuto silenzio che galleggia sulla strada, mi affascina. Gli occhi vedono le rughe dell’asfalto, anche quelle piccole, l’erba di marzo oltre la linea bianca che dondola ad un vento che, per una volta, non è la scia turbolenta di una macchina; un fazzoletto usato, un pacchetto di Camel accartocciato, carta di caramelle, pacchetto di sigarette, ancora pacchetto di sigarette, lattina schiacciata… Ad occhio e croce direi che i rifiuti da tabagismo prevalgono sul campo. Vittoria per loro.

Tra un pensiero e l’altro mi viene voglia di sdraiarmi proprio lì, sulla strada, al sole, nel vento di primavera, in un posto dove normalmente non mi fermerei nemmeno a pisciare.

Un ultimo sguardo al piacevole salottino che si è creato a bordo strada, tra camionisti panciuti ed in ciabatte e personaggi che solitamente s’attaccano al clacson strillando cose che hanno un ché di religioso e trascendentale.

Ecco come un incidente con feriti, trasforma una mandria di Primati rabbiosi in un dolce capannello modello “tèdellecinque”. Aaah, l’evoluzione…

Appallottolo questa mielosa cartolina che mi si para davanti agli occhi, e la butto tra l’erbetta fresca; giro la macchina e, dando fondo all’acceleratore, riparto verso nuove strade battute dai soliti bastardi incivili.

Il dolore dei singoli genera la serenità delle masse.

Ma se Gesù bambino l’avesse saputo, si sarebbe fatto divorare dal bue e l’asinello…

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